Quando è il momento giusto per tornare sulle piste dopo un infortunio? Non esiste una data fissa sul calendario. Il rientro allo sport dipende dal tipo di lesione, dal recupero della funzione articolare e muscolare e dalla capacità dell’atleta di sostenere di nuovo le sollecitazioni tipiche dello sci. Una valutazione che richiede tempo e che spesso è più lunga di quanto lo sportivo stesso si aspetti, soprattutto per chi è abituato a misurare la propria condizione fisica sulle proprie sensazioni, più che su parametri oggettivi.
Il dottor Andrea Panzeri, responsabile dell’Unità operativa Sport Trauma and Research Center dell’Istituto Clinico San Siro di Gruppo San Donato e presidente della Commissione medica della Federazione italiana sport invernali (Fisi), inquadra il tema in termini di percorso più che di scadenza. Il ritorno allo sci dopo un trauma deve essere interpretato come un percorso. Ogni infortunio ha caratteristiche proprie e ogni persona risponde in modo diverso: per questo il recupero deve essere costruito sulle esigenze del singolo sportivo.
Guarigione clinica e ritorno all’attività sportiva, in altre parole, non coincidono automaticamente.

Perché la guarigione del tessuto non basta
La guarigione del tessuto lesionato è solo una parte del percorso. Lo sci richiede forza, equilibrio, coordinazione e controllo neuromuscolare e le articolazioni devono essere in grado di gestire cambi di direzione, variazioni del terreno e situazioni improvvise durante una discesa.
«Un’articolazione clinicamente guarita – spiega Panzeri – non equivale a un atleta pronto. Occorre verificare che siano stati recuperati forza muscolare, stabilità e capacità di reazione». Nella pratica clinica, questo significa affiancare alla valutazione ortopedica test più specifici: dalla dinamometria isocinetica che misura la forza muscolare in modo oggettivo, alle prove di equilibrio su pedana propriocettiva, fino a esercizi che simulano i gesti tecnici dello sci.

Le lesioni più frequenti, i percorsi più diversi
La combinazione di velocità, cambi di direzione e sollecitazioni improvvise espone gli sciatori a diversi tipi di infortunio. Il ginocchio è tra i distretti più coinvolti, in particolare i legamenti, spesso interessati in una torsione improvvisa o in una caduta, ma anche spalla, caviglia e colonna vertebrale possono subire traumi, soprattutto in caso di impatti o collisioni.
Ogni distretto, però, richiede un percorso riabilitativo diverso. Dopo una lesione al ginocchio il lavoro riguarda forza muscolare, stabilità articolare, coordinazione e capacità di reazione ai cambi di movimento; per spalla, caviglia e colonna, invece, contano soprattutto mobilità, equilibrio e controllo posturale.
In ogni caso, dopo un intervento chirurgico o un trattamento conservativo, la riabilitazione segue un percorso progressivo di potenziamento, lavoro propriocettivo, simulazioni dei gesti sportivi, valutazioni funzionali, costruito sulle caratteristiche del paziente e sul tipo di attività praticata.
«Il ritorno in pista deve basarsi su parametri oggettivi», precisa Panzeri, che spiega come i test clinici e funzionali permettano di misurare forza, stabilità e controllo del movimento, riducendo il rischio di nuovi infortuni.

Il fattore che non compare nelle radiografie
C’è poi una componente meno misurabile, ma non meno rilevante: la fiducia. Tornare sugli sci dopo un infortunio significa anche superare il timore di un nuovo trauma. La paura di affrontare una curva, una velocità maggiore o una pista più impegnativa può condizionare il gesto tecnico e, di conseguenza, la sicurezza. Non è un aspetto secondario: un atleta che scia in modo esitante, per compensare la paura, può alterare la meccanica del movimento e aumentare, paradossalmente, il rischio che vuole evitare. Un rientro graduale, in questo senso, non è solo una precauzione fisica, ma permette allo sciatore di ritrovare progressivamente familiarità con il gesto sportivo.

La prevenzione comincia prima della neve
Se il recupero da un infortunio richiede un percorso strutturato, la prevenzione segue la stessa logica, e idealmente comincia settimane prima della prima discesa. Arrivare sulle piste dopo mesi di inattività aumenta il rischio di affaticamento e di perdita di controllo nei momenti più impegnativi della discesa.
«Lo sci richiede una preparazione specifica – conferma Panzeri -. Allenare forza degli arti inferiori, equilibrio e capacità propriocettive permette di affrontare meglio le sollecitazioni dello sport e può contribuire a ridurre il rischio di traumi». A questo si aggiungono alcune accortezze pratiche: riscaldamento adeguato, attrezzatura correttamente regolata, idratazione e, non meno importante, la capacità di fermarsi quando il corpo segnala stanchezza o dolore.
Lo Sport Trauma and Research Center dell’Istituto Clinico San Siro lavora su recupero e prevenzione attraverso valutazioni funzionali, programmi personalizzati e ricerca applicata rivolti agli sportivi, dall’atleta agonista allo sciatore amatoriale che, dopo un infortunio o una lunga pausa, vuole tornare sulla neve in sicurezza.

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