Milano continua a essere una delle città più attrattive d’Italia, ma i dati ufficiali raccontano una realtà più sfumata della narrazione sulla “città che cresce”.
Negli ultimi dieci anni, secondo le statistiche del Comune di Milano, in città c’è stato un movimento che ha coinvolto 888mila persone: 488mila nuovi residenti a fronte di 400mila “fuoriusciti” (senza considerare la natalità e mortalità). In pratica, sommando chi arriva e chi parte, ogni 12 mesi si è rinnovato tra il 6 e il 9% della popolazione. Tradotto: un terzo dei milanesi di oggi non era milanese dieci anni fa. E se si allarga la prospettiva, oltre la metà degli attuali abitanti si è trasferita in città negli ultimi 15 anni.
Il punto, dunque, non è soltanto quanti residenti abbia Milano (a fine 2025 i residenti sono 1.399.079, +4% rispetto al 2014), ma come si rinnova la sua popolazione. Cioè chi arriva, chi parte e in quale fase della vita lo fa. Tralasciando nascite e decessi, il ricambio demografico nel capoluogo non ha precedenti: entrano soprattutto giovani adulti tra 19 e 34 anni (il 49% delle iscrizioni anagrafiche negli ultimi dieci anni), mentre una parte della popolazione tra 35 e 64 anni tende a spostarsi fuori città (il 42% delle cancellazioni).
Il 68% di chi ha lasciato Milano dal 2014 è italiano e il 32% straniero. Le principali destinazioni sono per il 31% i Comuni della provincia di Milano, per il 25% altri Comuni italiani fuori regione, per il 20% altri territori della Lombardia, ed infine per il 13% l’estero (una quota residuale riguarda le cancellazioni non specificate, dovute a provvedimenti d’ufficio, per irreperibilità o revisioni anagrafiche post-censuarie).
Nel frattempo, le uscite sono state largamente compensate dai flussi in entrata, studenti e lavoratori che arrivano dal resto del territorio italiano e soprattutto dall’estero. Un ricambio demografico senza precedenti, al ritmo di 50mila nuovi residenti all’anno. Solo il 27,5% dei neomilanesi proviene dalla Lombardia e dalla provincia; il 35,5% arriva da fuori Lombardia; un altro 31% dall’estero.
