L’estate è alle porte. Tra le soluzioni per l’alloggio, quella che viene offerta da conventi e monasteri. È l’alternativa proposta da Fabio Rocchi, presidente dell’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana.
I numeri dell’ospitalità religiosa
Il comparto dell’ospitalità religiosa, spiega il presidente, conta circa 3.000 strutture, il 70% delle quali accoglie turisti in cerca di pace, un dato aumentato in particolare nel periodo post pandemico.
Secondo il Rapporto 2026 dell’Ospitalità religiosa italiana, le strutture ricettive operative del settore sono 2.911, mentre la capacità complessiva di accoglienza sale a 193.945 posti letto, con una crescita del 2% rispetto al 2025. Conventi immersi nella natura, dove uno su 4 è in montagna, scelti per “disintossicarsi” dal caotico disordine delle città. Gli ospiti non saranno comunque isolati dal mondo, in quanto il 70% delle case di accoglienza dispone del WiFi. Il resto evita la tecnologia per scelta.
Dove sono le strutture
Ma dove si trovano questi posti religiosi dove poter dormire? Leggendo il Rapporto, a proporre la maggior disponibilità è il Lazio con più di 31.000 posti letto, seguito a distanza da Veneto (21.000), Emilia Romagna (19.000) e Lombardia (16.000). Risulta costante, inoltre, la risalita della capacità ricettiva a livello nazionale, scesa fino a 180mila con la crisi pandemica. La regione con la maggiore “densità” di strutture tra la popolazione è, invece, la Valle d’Aosta.
Focus sui prezzi
Per quanto riguarda il costo delle camere, il New York Times in un articolo pubblicato lo scorso aprile ha incoronato cinque strutture religiose su Roma: la Casa di Santa Brigida (120 euro la singola e 200 la doppia), Casa per ferie San Giuseppe alla Trinità dei Monti (da 63 euro), Casa per ferie Maria Schininà e Casa per Ferie delle Suore Missionarie Francescane (da 60 a 100 euro), Istituto delle Orsoline di Maria Immacolata (meno di 100 euro). Ogni struttura ha però le sue regole: dalla cucina condivisa fino al coprifuoco.

