Dopo mesi di cali riparte l’export di vino italiano negli Usa e trascina al rialzo le vendite nei paesi Terzi. Un risultato che, forse, non è ancora sufficiente per invertire del tutto la tendenza generale (l’ultimo dato complessivo è fermo a luglio e faceva segnare un -5,3% per le esportazioni di vino made in Italy), tuttavia, rappresenta una decisa inversione di tendenza. A renderlo noto è l’Osservatorio dell’Unione italiana vini che rielaborato i dati della Commissione Ue. Secondo le cifre rese note dall’Osservatorio Uiv, le spedizioni verso i mercati dei paesi terzi a settembre hanno messo a segno un progresso dell’8 per cento a valore.

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Negli Usa tra luglio e settembre +17%

Protagonisti del rimbalzo come accennato gli Usa che, nel solo trimestre estivo (luglio, agosto, settembre) ha messo a segno un incremento nei valori commercializzati di quasi il 17 per cento (+6,6% i volumi). Una performance che offre una boccata d’ossigeno alle imprese italiane che da 18 mesi sono sotto pressione su quello che resta il principale mercato al mondo per il vino.

Il cumulato 2026 – spiegano all’Osservatorio Uiv – dimezza così la perdita della domanda Usa che fa segnare ancora una perdita del 6%, in forte ridimensionamento però rispetto a -14% del primo semestre. Altra nota positiva è la crescita del prezzo medio delle bottiglie italiane che si avvia all’ultimo quarto dell’anno con un sostanzioso +9,5%.

Esaurite le scorte di magazzino pre-dazi

Un risultato che non giunge del tutto inaspettato. Infatti, l’introduzione dei dazi da parte del presidente Trump ad agosto 2025 era stata preceduta da una forte corsa agli acquisti da parte dei buyer Usa che avevano così riempito i propri magazzini prima dell’entrata in vigore delle nuove tariffe. La corsa agli stock da parte degli importatori Usa ha così drogato (o comunque condizionato) la lettura dei dati di vendita per i mesi a venire. Adesso, con questo ritorno agli acquisti, è molto probabile che le scorte di magazzino accumulate nella primavera-estate del 2025 è evidentemente giunta ad esaurimento.

Frescobaldi: i consumi Usa non sono ancora ripartiti

«I dati sono ancora provvisori – ha commentato il presidente di Unione italiana vini, Lamberto Frescobaldi – ma sono molto positivi soprattutto perché giungono al termine di un’estate da incubo. Tuttavia siamo consapevoli che sia troppo presto per parlare di una normalizzazione del mercato. Rispetto al terzo trimestre di due anni fa siamo infatti indietro del 10% circa e i consumi reali degli americani rimangono negativi (-5,3% da inizio anno per i vini italiani secondo SipSource, la piattaforma che misura le vendite dei distributori ai punti vendita). Per questo – ha continuato Frescobaldi – l’impressione è che questa dinamica, certamente positiva, sia generata più dall’esigenza del trade Usa di ricostituire le scorte di magazzino che non a un aumento dei consumi. In ogni caso resta un segnale positivo soprattutto del fatto che gli Stati Uniti non hanno intenzione di fare a meno dei nostri vini e in particolare dei rossi, che, un po’ a sorpresa, sono i veri protagonisti della fiammata estiva con una crescita del 33% in valore e un incremento del prezzo medio del 15%».

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