La partita per il futuro di Repubblica e La Stampa va ai supplementari. I vertici di Gedi, in base a quanto ricostruito, hanno firmato un’intesa con l’armatore greco Theodore Kyriakou per prolungare di altri due mesi la trattativa in esclusiva, con l’obiettivo di cedere gli asset editoriali dell’ex gruppo Espresso. Il perimetro esatto dell’operazione non sarebbe stato ancora definito.
Il precedente periodo di esclusiva con Antenna Group di Kyriakou era terminato a inizio dicembre e alla scadenza si è fatto avanti Leonardo Maria Del Vecchio, figlio del fondatore di Luxottica, che ha presentato un’offerta da circa 140 milioni tramite la sua Lmdv per contendere all’imprenditore greco le attività editoriali e le radio di Gedi. Quest’ultima, insieme all’azionista di controllo Exor, ha deciso di continuare il negoziato con Antenna formalizzando una nuova fase di esclusiva per definire i dettagli dell’operazione. Secondo altre indiscrezioni, tra le parti sarebbe già stato raggiunto un pre-accordo sulla cessione, circostanza che tuttavia non trova al momento conferma.
La holding Exor, che fa riferimento alla famiglia Agnelli-Elkann, ha in cassaforte, tra i vari asset, quote in Stellantis, Ferrari, Juventus, Cnh, Iveco e Philips. Nell’editoria possiede anche una partecipazione nel settimanale economico britannico The Economist.
La vicenda si porta dietro ricadute sindacali. Il sito della Stampa non è stato aggiornato fino alle 7 di giovedì 11 e il giornale non è in edicola. I giornalisti del quotidiano sono riuniti in assemblea permanente. Lo ha comunicato il Cdr in una nota pubblicata sul sito del quotidiano. In giornata si riunirà anche l’assemblea dei giornalisti di Repubblica e nel pomeriggio è previsto un incontro dei Cdr della Stampa, di Repubblica e della Sentinella con i vertici di Gedi. Una decisione presa», spiega il Cdr de La Stampa, «dopo che nei giorni scorsi l’editore ha annunciato l’intenzione di cedere tutte le attività del gruppo, dopo lunghi mesi di trattative sempre smentite dall’azienda. Rispetto alle nostre richieste», rileva il Cdr, «non è stata data alcuna garanzia sul futuro della testata, sui livelli occupazionali, sulla solidità del potenziale compratore, sui destini delle attività messe in comune a livello di gruppo, dalle infrastrutture digitali alla produzione dei video, e quindi senza nessuna garanzia di poter continuare a svolgere il nostro lavoro così come abbiamo fatto fino a oggi».









