Il mondo della grande distribuzione organizzata boccia la proposta della chiusura domenicale dei supermercati lanciata ieri da Ernesto Dalle Rive, presidente Ancc-Coop, l’Associazione nazionale cooperative di consumatori (si veda «Il Sole 24 Ore» di ieri).
«Sono rimasto sorpreso dalla proposta, in alcuni suoi punti la ritengo antistorica, contro le imprese e i clienti». Risponde cosi Carlo Alberto Buttarelli, presidente di Federdistribuzione, che rappresenta le aziende del commercio moderno alimentare e non alimentare con un giro d’affari aggregato di 86 miliardi realizzato in oltre 18.600 punti vendita tra diretti e affiliati in cui lavorano circa 225mila addetti di cui l’84% con contratti a tempo indeterminato. Tra gli associati ci sono catene di supermarket come Bennet, A&O, Crai, Despar, Esselunga, Selex, In’s, Végé, Pam Panorama, Sidis e Coop Alleanza 3.0. Insegne che negli anni hanno accentuato l’impegno nel fornire sempre più servizi e investono centinaia di milioni l’anno per rinnovare i punti vendita e sviluppare il business
«In una situazione come l’attuale caratterizzata da un fragile andamento dei consumi una iniziativa come quella ipotizzata produrrebbe ulteriori rallentamenti e danni all’intero sistema economico – sottolinea Buttarelli -. Inoltre semplificare il tutto sostenendo che chiudere la domenica i supermercati fisici permetterebbe di risparmiare sui costi non considerando gli impatti economici derivanti dalla flessione dei consumi come, per esempio, per i centri commerciali è veramente miope e non credibile».
Dal punto di vista degli incassi la domenica, insieme al sabato, sono giornate chiave. Per alcune categorie merceologiche è la giornata migliore della settimana, per altre la seconda. «Per i supermercati paradossalmente la domenica è un giorno importante perché sempre più persone non riescono a fare la spesa settimanale negli altri giorni e così non resta che la domenica, giornata insostituibile» aggiunge Buttarelli.
C’è inoltre un aspetto chiave: la concorrenza delle piattaforme online aperte sette giorni su sette, 24 ore al giorno. «Se si vuole lasciare spazio ai grandi player delle multinazionali online sarebbe un cedere le armi- segnala Buttarelli -. L’apertura domenicale non è un obbligo ma una facoltà. Se qualcuno decide di chiudere lo faccia pure, senza pretendere di condizionare il sistema distributivo. È un dibattito che speravamo superato e si deve continuare a lavorare sulle liberalizzazioni». Sul punto della possibile riduzione dei costi Buttarelli ribadisce che «si riducono attraverso l’efficienza e non con i tagli».










