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Home » Colf e badanti, allarme retribuzioni: un quarto guadagna meno di tremila euro l’anno
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Colf e badanti, allarme retribuzioni: un quarto guadagna meno di tremila euro l’anno

Sala StampaDi Sala StampaGennaio 22, 20264 min di lettura
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Colf e badanti, allarme retribuzioni: un quarto guadagna meno di tremila euro l’anno

Il comparto del lavoro domestico coinvolge direttamente 902 mila famiglie datrici di lavoro e 817 mila lavoratori regolari, per un totale di oltre 1,7 milioni di soggetti censiti dall’Inps nel 2024. Se si considera anche la componente irregolare, che raggiunge un tasso del 48,8%, il numero complessivo delle persone coinvolte supera i 3,3 milioni, confermando il lavoro domestico come uno dei settori più rilevanti e, al tempo stesso, più vulnerabili del mercato del lavoro italiano. È la fotografia scattata dal Settimo Rapporto annuale su questo comparto, curato dall’Osservatorio DOMINA e presentato giovedì 22 gennaio presso la Sala Nassirya del Senato. Il Rapporto offre un quadro dell’occupazione domestica, del suo impatto economico e sociale e delle principali tendenze evolutive che interessano famiglie, lavoratori e il sistema Paese.

Le famiglie che si rivolgono a colf e badanti

Con 902mila famiglie censite i datori di lavoro domestico nel 2024 continuano a diminuire, registrando 16mila unità in meno (-1,7%) rispetto all’anno precedente. Dal lato datoriale, la concentrazione maggiore si registra in Lombardia (170 mila) e Lazio (152 mila), mentre considerando il genere, la componente femminile si attesta al 58%. La quasi totalità dei nuclei familiari è di origine italiana, mentre la componente straniera si attesta mediamente intorno al 5%. L’analisi per fascia d’età evidenzia un progressivo invecchiamento dei datori di lavoro: il 37,9% ha almeno 80 anni, in aumento rispetto al 35,9% del 2019, mentre il 28,5% ha meno di 60 anni.

I lavoratori domestici

Nel 2024 i lavoratori domestici regolari sono 817 mila, in diminuzione del 2,7% rispetto all’anno precedente. Il calo più marcato riguarda gli uomini stranieri (-9,1%), mentre gli uomini italiani registrano un lieve incremento (+0,6%). Nel complesso, il settore continua a essere caratterizzato da una forte presenza femminile, pari a quasi il 90%, e da una maggioranza di lavoratori stranieri (circa il 70%). Si conferma tuttavia una crescita costante della componente italiana, che nel 2024 supera un terzo della forza lavoro complessiva. L’analisi della serie storica per tipologia di rapporto evidenzia come il 2024 segni il sorpasso delle badanti sulle colf: se nel 2015 le badanti rappresentavano il 42,7% del totale, nel 2024 raggiungono il 50,5% dei lavoratori domestici censiti dall’Inps. Dal punto di vista anagrafico, oltre un terzo dei lavoratori (35,7%) si colloca nella fascia d’età 50-59 anni e più del 60% ha almeno 50 anni.

Spesa delle famiglie e indotto

Il contributo economico del lavoro domestico è rilevante: il valore aggiunto prodotto ammonta a 17,1 miliardi di euro, pari allo 0,9% del Pil nazionale. Le famiglie italiane sostengono una spesa complessiva di 13,4 miliardi di euro, che include sia il lavoro regolare sia quello sommerso. L’analisi delle retribuzioni annue conferma una forte concentrazione nelle fasce medio-basse: i lavoratori con un reddito annuo inferiore ai 3 mila euro sono il 24,3%, una quota superiore a quella di chi supera i 12 mila euro annui (23,1%).

Il nodo sommerso

L’impegno economico delle famiglie, viene messo in evidenza nel report, genera anche un beneficio diretto per lo Stato. Nel solo 2024, il ricorso al lavoro domestico ha consentito un risparmio stimato di oltre 6 miliardi di euro, pari allo 0,3% del Pil, evitando l’onere di un’assistenza istituzionalizzata per più di 800 mila anziani non autosufficienti. Sul piano fiscale, i lavoratori regolari hanno garantito entrate per oltre 1,3 miliardi di euro tra contributi e imposte. Se emergesse la quota di lavoro irregolare, il gettito potrebbe quasi raddoppiare, raggiungendo i 2,5 miliardi di euro. «Proponiamo un insieme di misure strutturali che premiano la regolarità e la continuità dei rapporti di lavoro – spiega Lorenzo Gasparrini, segretario generale di DOMINA -. Si tratta dell’introduzione di un meccanismo di cash back sui contributi Inps, riconosciuto in modo graduale ai datori di lavoro che assumono e mantengono colf, badanti e baby-sitter in modo regolare; del trasferimento parziale e differito di una mensilità di NASpI come incentivo all’assunzione stabile, legato alla permanenza del lavoratore presso lo stesso datore; e, infine, di una detrazione fiscale pari al 10% dei costi sostenuti per il lavoro domestico».

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