“Napoli 2500+10”: il titolo del docufilm promosso e sostenuto dall’Associazione dei costruttori edili di Napoli, che ha inteso donarlo alla città: una ricostruzione storica realizzata attraverso i cambiamenti urbanistici. Il centro antico e i Decumani, cuore pulsante della città, sono i simboli per raccontare la trasformazione urbanistica di Napoli nei secoli, nell’anno in cui si celebrano i 2.500 anni dalla data simbolica della fondazione di Parthenope: così il giornalista, scrittore e autore televisivo Carlo Puca racconta i passaggi storici che hanno cambiato la capitale del Sud, con uno sguardo a ciò che potrà accadere nell’immediato futuro.
La fondazione, la città ’virgiliana’, l’Alto Medioevo, gli Svevi e i Borboni, la borghesia operosa, le eruzioni, la peste, le rivolte, la Rivoluzione e la Restaurazione, le grandi guerre, il miracolo economico, il terremoto e la ricostruzione. In ognuna di queste tappe l’architettura della città è mutata e si è evoluta, mantenendo comunque i suoi tratti distintivi.
«Il nucleo storico della città _ spiega Puca _ resta sempre quello ed è una rarità. I Decumani oggi sono più o meno come si presentavano nell’anno della fondazione. La città è cambiata tantissimo, ma non è cambiata nel suo carattere». «Anche il cosiddetto rischio gentrificazione _ fa notare Puca _ non ha cambiato il carattere della città. Il pericolo nostro è l’eccessiva folklorizzazione e un carattere macchiettistico».
Il docufilm, coprodotto da Unspace e Lovit, guarda anche al futuro e alle nuove tecnologie. Per realizzare il docufilm sono state utilizzate, per la prima volta in Italia per questo tipo di prodotto, le più sofisticate e avanzate tecnologie applicate all’audiovisivo, quelle sviluppate con il 3D e l’intelligenza artificiale. Dopo la prima proiezione al teatro San Carlo, il docufilm sarà proiettato anche a Roma e a Milano e, successivamente, nelle scuole, prima di diventare fruibile per tutti. «Acen ha ritenuto doveroso organizzare un evento che celebrasse i 2.500 anni di Napoli – sottolinea il presidente dei costruttori, Antonio Savarese – ricordando ciò che è stata Napoli e auspicando quello che dovrà essere nel futuro». L’idea era partita dal suo predecessore, Angelo Lancellotti: «Il messaggio che vogliamo mandare ai più giovani, è quello di essere sempre orgogliosi di ciò che è stata, di ciò che è e di ciò che sta diventando la città».








