Venezia, con il suo fascino senza tempo, fa da cornice a un verdetto che per l’editoria italiana era nell’aria. Durante la giornata conclusiva della Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri, il presidente dell’Aie, Innocenzo Cipolletta, presenta i dati di «un anno difficile con un calo delle copie a stampa comprate che ci porta per la prima volta negli ultimi cinque anni sotto la soglia dei 100 milioni di libri nei canali trade».
Il cambio di direzione atteso nel 2026
L’auspicio del settore, aggiunge il presidente dell’associazione italiana degli editori di libri, «è che il 2026 possa innescare un cambio di direzione, anche grazie alle misure di sostegno alla domanda: fondo biblioteche da 60 milioni, la Carta Cultura per le famiglie meno abbienti da 17 milioni e, con riferimento al 2027, il Bonus Valore Cultura per tutti i diplomati entro i 19 anni che va a sostituire Carta Cultura e Carta del Merito».
Sotto i 100 milioni di copie
Per la prima volta nell’ultimo quinquennio, dunque, il mercato di varia (libri a stampa di narrativa e saggistica, esclusa la scolastica, comprati nelle librerie fisiche e online e nella grande distribuzione) è scivolato sotto la soglia psicologica dei 100 milioni di copie vendute, fermandosi a quota 99,5 milioni.
Una flessione «europea»
Un mercato che rallenta, ma non in una dinamica isolata. Il calo del 3% nelle vendite a stampa è una tendenza che l’Italia condivide con gran parte d’Europa. Se Berlino piange (-4,9%) e Parigi sospira (-2,5%), Roma cerca comunque di limitare i danni. A valore, la flessione è più contenuta (-2,1%), con una spesa complessiva di 1.483,9 milioni di euro. In questo scenario, la fotografia migliora se si allarga l’inquadratura. Il digitale continua a fare da ammortizzatore: gli ebook crescono del 2,4% fino a 87 milioni di euro, gli audiolibri accelerano del 13,3% e arrivano a 34 milioni grazie agli abbonamenti. Carta più bit valgono così 1.604,9 milioni di euro, con una flessione che scende all’1,6%.
Meglio i grandi gruppi
In questo quadro, quello che traspare è comunque un mercato asimmetrico. I grandi gruppi tengono meglio (-1,9%), mentre soffrono di più gli editori indipendenti: -6% per quelli sopra i cinque milioni di fatturato fuori dai gruppi e -6,2% per i più piccoli, sotto il milione. In mezzo, quasi un’anomalia statistica, gli editori tra 1 e 5 milioni crescono dell’1,2%, come se la taglia media fosse oggi la più resiliente.












