Le risorse stanziate per il Ponte sullo Stretto di Messina non verranno utilizzate per fronteggiare l’emergenza maltempo che ha colpito Sicilia, Calabria e Sardegna. L’indicazione arriva prima dal ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini e poi trova una conferma anche dal vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, dopo una giornata segnata da dichiarazioni non sempre sovrapponibili e da una dichiarazione aperturista del vicepremier forzista che nel pomeriggio di giovedì fa tremare le mura del dicastero di Porta Pia. Dal titolare delle Infrasrutture e leader del Carroccio Matteo Salvini la linea è stata chiara già dalla mattina: «Sono risorse per investimenti», spiega, respingendo l’ipotesi di un loro utilizzo per la ricostruzione e la messa in sicurezza. «Bisogna conoscere le cose – aggiunge –. Abbiamo quasi 30 miliardi di cantieri aperti in Sicilia, come facciamo? Li blocchiamo?». Il ministro ha assicurato comunque che il governo individuerà le risorse necessarie per far fronte ai danni causati dal ciclone Harry, sottolineando però che «il Ponte serve ai siciliani» e che, in caso di eventi disastrosi, «potrebbe consentire interventi di soccorso più rapidi». Sullo sfondo l’ordine del giorno dell’assemblea siciliana che nei giorni scorsi ha chiesto che i fondi regioni di confinanziamento dell’opera venissero distratti e dirottati sulle aree colpite dall’uragano.
La linea di Tajani: no ai tagli, ma valutazioni aperte
Da Bruxelles Tajani adotta inizialmente un tono più sfumato. «Il Ponte va fatto – dice – poi si può forse fare qualche anticipazione, se ne parlerà, vedremo cosa si può fare e quali sono i fondi da utilizzare». A stretto giro arriva però una precisazione netta via social: «I fondi previsti per la realizzazione del Ponte non dovranno essere tagliati ed utilizzati per risarcire i danni del maltempo». Il segretario di Forza Italia ribadisce che le proposte sul tavolo verranno esaminate dal governo, ma chiarisce che l’ipotesi di utilizzare le risorse del Ponte «ci trova contrari». Lunedì Tajani sarà in Sicilia, Calabria e Sardegna per incontrare le imprese colpite, dopo le visite già effettuate dalla premier Giorgia Meloni e dallo stesso Salvini, che domani sorvolerà le aree costiere danneggiate. Sul fronte europeo, il vicepresidente esecutivo della Commissione Raffaele Fitto richiama gli strumenti disponibili, a partire dal Fondo di solidarietà dell’Ue, ricordando che l’Italia potrà presentare una richiesta di sostegno e che le Regioni potranno valutare modifiche ai programmi per rafforzare le risorse destinate alla ricostruzione.
Opposizione all’attacco, Musumeci nel mirino
La gestione dell’emergenza resta però sotto tiro dell’opposizione, che concentra le critiche sul ministro per la Protezione civile Nello Musumeci, intervenuto in Consiglio dei ministri con un’informativa sul dossier. Musumeci ha annunciato la firma di un decreto per istituire una commissione di studio sugli eventi di Niscemi, dopo la frana del 1997, ma riferirà in Parlamento solo mercoledì 4 febbraio. Una scelta contestata dalla minoranza, che chiede un’informativa della premier e invoca le dimissioni del ministro. Richieste destinate a cadere nel vuoto, come riconosce anche il leader del M5s Giuseppe Conte, che parla di un governo «imbarazzante» nella gestione della crisi. Dal Pd arriva infine l’appello a un piano straordinario contro il dissesto idrogeologico, con la richiesta di rivedere le priorità della spesa pubblica e rimettere in discussione grandi opere come il Ponte sullo Stretto.










