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Home » Sannazaro, dalla Fenice di Venezia al Petruzzelli di Bari i grandi teatri distrutti dai roghi
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Sannazaro, dalla Fenice di Venezia al Petruzzelli di Bari i grandi teatri distrutti dai roghi

Sala StampaDi Sala StampaFebbraio 18, 20266 min di lettura
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Sannazaro, dalla Fenice di Venezia al Petruzzelli di Bari i grandi teatri distrutti dai roghi

L’incendio al teatro Sannazaro di Napoli è solo l’ultimo di una lunga serie di teatri andati a fuoco in Italia e nel mondo. Da Londra a Napoli, da Venezia a Chicago, passando per Bari, Barcellona e New York luoghi nati per divertire, educare e far sognare, sono spesso diventati trappole mortali, preda di fiamme che hanno divorato legno, paglia, stoffe e ogni decoro scenico. Nel passato luci a gas, candele, fuochi scenici e perfino cannoni teatrali hanno trasformato momenti di festa in autentici inferni, lasciando cicatrici profonde nell’immaginario collettivo. Da noi il precedente più noto in tempi recenti è quello del Teatro La Fenice di Venezia del 26 gennaio 1996. Il rogo, di natura dolosa, divorò la platea, i palchi e il soffitto lasciando in piedi solo le mura perimetrali. Ad appiccare le fiamme al teatro, chiuso per lavori di manutenzione, furono due elettricisti Enrico Carella e Massimiliano Marchetti per evitare le penali dovute ai ritardi nei lavori di restauro. La Fenice riaprì il 14 dicembre 2003 con un concerto inaugurale diretto dal maestro Riccardo Muti.

Petruzzelli di Bari

Cinque anni prima ad andare a fuoco era stato, invece, il Petruzzelli di Bari. Nella notte tra il 26 e il 27 ottobre del 1991 il Petruzzelli – che la sera prima aveva messo in scena la Norma di Bellini che si chiude proprio con un tragico incendio – fu parzialmente divorato dalle fiamme. La tragedia fu evitata solo perché il collasso della cupola, impreziosita dagli affreschi di Raffaele Armenise, riuscì a impedire che la fornace colpisse anche i palazzi circostanti. L’intricata vicenda giudiziaria e politica che seguì attribuì la responsabilità delle fiamme ad alcuni esponenti della criminalità locale. Il teatro riaprì solo 18 anni dopo, il 4 ottobre del 2009.

Teatro regio di Torino

La notte dell’8 febbraio 1936 anche lo splendido Teatro regio di Torino fu distrutto dal fuoco. Dopo la messa in scena di Liolà, quando gli spettatori si erano ormai allontanati, per un contatto elettrico, si scatenò un incendio sotto il palco e le fiamme, in meno di un’ora, distrusse il capolavoro architettonico del ’700. Il Teatro regio riaprì solo 40 anni dopo, il 10 aprile del 1973 mettendo in scena I Vespri siciliani. Alla serata inaugurale parteciparono anche Maria Callas e Giuseppe Di Stefano.

Da Londra a Barcellona

Più in generale il primo grande incendio teatrale di cui si ha memoria risale al 29 giugno 1613, nel cuore di Londra, al Globe Theatre, il celebre teatro dove William Shakespeare portava in scena le sue opere. Durante la rappresentazione di “Enrico VIII”, un cannone scenico, pensato per stupire il pubblico, incendiò il tetto di paglia, riducendo in cenere l’intero edificio. Fortunatamente, nessuno rimase ucciso, ma quell’episodio lasciò un monito chiaro: la meraviglia del teatro poteva trasformarsi in pericolo mortale in un batter d’occhio. Nei secoli successivi, il rischio si moltiplicò. I teatri, spesso costruiti in legno e decorati con stoffe e materiali infiammabili, erano illuminati da lampade a olio, candele e luci a gas. Ogni spettacolo comportava, implicitamente, un rischio di incendio. Eppure, gli spettatori continuavano a riempire sale e palcoscenici, ignari della precarietà della loro sicurezza, attratti dal fascino di mondi inventati e storie indimenticabili. Anche Barcellona, città di grandi tradizioni teatrali, ha conosciuto incendi drammatici. Il Gran Teatre del Liceu, inaugurato nel 1847, ha visto il suo splendore spegnersi due volte tra le fiamme. Il 9 aprile 1861, appena quattordici anni dopo l’apertura, un incendio distrusse gran parte del teatro, risparmiando solo l’ingresso e il celebre Salone degli Specchi. Il 31 gennaio 1994 un nuovo incendio devastò auditorium e palcoscenico, e fu necessario un lungo lavoro di ricostruzione che si concluse nel 1999, restituendo alla città il suo simbolo culturale con una struttura moderna ma fedele all’originale. Il Teatre Principal di Barcellona, il più antico della città, fondato alla fine del XVI secolo, subì incendi ripetuti nel corso dei secoli, tra cui quelli del 1787, del 1915, del 1924 e del 1933, che ne segnarono progressivamente la decadenza come centro teatrale di riferimento. Anche teatri più piccoli della città catalana, come il Teatro Olímpia, subirono incendi minori, come quello del 1906, durante la proiezione di un film, che provocò almeno una vittima e numerosi feriti.

Oltreoceano

Nel XIX secolo la pericolosità dei teatri europei divenne drammaticamente evidente. Le strutture erano spesso in legno, le decorazioni in tessuto e il pubblico affollava sale illuminate da lampade a gas. La vita media di un teatro raramente superava i vent’anni, e molti edifici andavano in fiamme entro cinque anni dall’inaugurazione. L’ingegnere tedesco August Foelsch stimava che il 25% dei teatri europei sarebbe andato in fumo entro pochi anni dall’apertura. Tra le tragedie più famose si ricordano: l’Arena degli Acquedotti a Livorno, 1857, dove un fuoco d’artificio provocò 40 morti e oltre 200 feriti; il Ring Theater di Vienna, 1881, dove una lampada a gas durante la rappresentazione dei “Racconti di Hoffmann” uccise oltre 400 persone; il Théâtre Municipal di Nizza nel 1881 con circa 200 vittime; la Salle Favart a Parigi, nel 1887, con 84 morti; e il Theatre Royal di Exeter, nel 1887, che causò 186 vittime in quello che fu il più grave rogo nella storia del teatro inglese. Negli Stati Uniti, la situazione era spesso più grave. Al Brooklyn Theatre di New York il 5 dicembre 1876 un fuoco causato da una lampada di scena durante lo spettacolo “The Two Orphans” provocò la morte di quasi 300 persone. Il 30 dicembre 1903, il Iroquois Theater di Chicago, inaugurato da pochi mesi, fu testimone del più mortale incendio teatrale della storia americana. Pubblicizzato come totalmente ignifugo, il teatro aveva una capienza di 1.600 posti, ma il pubblico presente superava le 2000 persone. Quando scintille da una lampada ad arco incendiarono una tenda, il sipario in amianto progettato per contenere le fiamme si impigliò. Le uscite, aprendo verso l’interno, si bloccarono nella calca, mentre mancando telefoni e allarmi l’arrivo dei soccorsi fu tardivo. Il bilancio finale fu di circa 600 morti. L’incidente portò a rivoluzionarie riforme di sicurezza: uscite con apertura verso l’esterno, maniglioni antipanico, segnaletica chiara e regolamenti rigidi per la gestione del pubblico. Da quel momento, la sicurezza nei teatri americani non sarebbe mai stata più trascurata.

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