Apprezzamento sì, ma con una condizione chiara: fare presto. Dopo i danni provocati dal ciclone Harry, gli imprenditori di Sicilia, Calabria e Sardegna convergono su un punto decisivo: l’emergenza non può trasformarsi in una zavorra permanente per il sistema produttivo delle isole. In Sicilia viene valutato positivamente l’ampliamento della platea dei beneficiari rispetto ai primi provvedimenti regionali; in Sardegna si sottolinea la tempestività dell’intervento del Governo. In entrambi i casi, però, la richiesta è la stessa: le risorse devono tradursi in liquidità effettiva per le imprese e in interventi concreti sulle infrastrutture strategiche. Tra cali di fatturato, costi logistici crescenti e collegamenti compromessi, la rapidità dell’azione pubblica diventa la variabile decisiva.
Il filo conduttore delle diverse posizioni è chiaro: non basta riparare i danni, occorre mettere in sicurezza il territorio e rafforzare le reti di collegamento, trasformando questa fase in un progetto di rilancio con procedure snelle e una visione di medio-lungo periodo. Gli eventi meteorologici estremi non sono più eccezionali e la tenuta del tessuto produttivo dipende dalla capacità di reagire prima che la crisi diventi strutturale.
In Sicilia, il presidente di Sicindustria, Luigi Rizzolo, valuta positivamente l’estensione dei ristori rispetto al primo avviso regionale, inizialmente limitato alle attività costiere. «Era una richiesta che avevamo avanzato con chiarezza – sottolinea – perché gli effetti di un evento come il ciclone Harry non si fermano ai confini amministrativi dei Comuni più colpiti». Il superamento della perimetrazione ristretta riconosce, secondo gli industriali, la natura interconnessa del sistema produttivo regionale.
Resta centrale il tema dell’attuazione. «È fondamentale che le risorse stanziate si traducano in liquidità effettiva per le imprese – avverte Rizzolo –. Molte aziende stanno affrontando cali di fatturato, ritardi nelle consegne, maggiori costi logistici e difficoltà di approvvigionamento». Senza interventi tempestivi, il rischio è una perdita duratura di competitività.
Sulla stessa linea Franz Di Bella, vicepresidente vicario di Confindustria Catania, che parla di «segnale concreto di ascolto» nell’estensione dei ristori alle imprese dell’entroterra. «Non ci sono imprese di serie A e di serie B. Chi ha subito danni deve poter ripartire, ovunque si trovi». L’auspicio è che le risorse possano essere integrate per coprire non solo i danni materiali, ma anche le perdite economiche legate all’interruzione dell’attività. «Questi eventi meteorologici straordinari richiamano la necessità di rafforzare la resilienza del sistema turistico regionale – dice dal canto suo Flora Fabiano, presidente della Sezione turismo di Unindustria Calabria -. E’ essenziale che, in presenza di eventi eccezionali, vengano attivati con tempestività strumenti adeguati di sostegno alla liquidità e misure straordinarie coerenti con l’entità dei danni accertati. Non spetta a noi valutare se il contributo annunciato dal governo sia proporzionato ai costi complessivi di ripristino; gli organi competenti, sulla base delle verifiche tecniche, sapranno determinare l’adeguatezza delle risorse rispetto al fabbisogno reale. Parallelamente, occorre integrare la gestione del rischio climatico nella programmazione economica e infrastrutturale, affinché il sistema possa ridurre vulnerabilità e garantire continuità operativa».









