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Politica

Caso Epstein, quei file scomparsi su Trump e la “Clinton connection”

Sala StampaDi Sala StampaFebbraio 25, 20264 min di lettura
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Caso Epstein, quei file scomparsi su Trump e la “Clinton connection”

Lo scandalo Epstein continua a far tremare i vertici del potere americano, tra documenti misteriosamente scomparsi, ammissioni di colpa e l’attesa di deposizioni che promettono di terremotare il quadro politico – oppure no, visti gli sviluppi delle ultime settimane. 

Quei tre rapporti su Trump “mai pubblicati”

Giorni fa il dipartimento di Giustizia ha reso pubblici circa tre milioni di file sul finanziere pedofilo morto in carcere in circostanze non del tutto chiare: una mole sterminata di documenti su cui si sono gettati giornalisti, parlamentari e analisti – senza per ora ricavarne alcunché di decisivo. 

Ora però un’inchiesta del New York Times – e ancor prima della NPR, la radio pubblica statunitense – solleva un caso destinato a far discutere: all’appello mancherebbero tre dei quattro rapporti dell’Fbi relativi alle accuse di aggressione sessuale contro Donald Trump.

I documenti mancanti riguarderebbero le testimonianze di una donna che nel 2019 dichiarò di essere stata aggredita dal tycoon e da Epstein negli anni ’80, quando era ancora minorenne. L’indice del materiale investigativo conferma che vi furono quattro interrogatori: però ne è stato reso pubblico solo un riassunto – focalizzato peraltro non su Trump ma su Epstein. Il dipartimento di Giustizia giustifica l’omissione citando ragioni di segretezza o inchieste federali in corso, spiegazione che ovviamente non placa le polemiche. Vari esponenti democratici, tra cui l’ex speaker della Camera Nancy Pelosi, hanno ipotizzato una mossa del governo per proteggere il presidente. 

Trump parlava volentieri dello scandalo Epstein quando era in campagna elettorale, stimolando in suo favore le vene complottiste della sua base MAGA. Ora che è stato costretto proprio dai suoi sostenitori a far pubblicare i documenti, sostiene che sia “acqua passata”: durante l’ultimo discorso sullo stato dell’Unione, durato un’ora e 48 minuti, Trump non ha fatto alcun riferimento alla vicenda.

Trump con Melania, Jeffrey Epstein e Ghislaine Maxwell, 12 febbraio 2000 (getty)

La versione dei Clinton
 

Parallelamente, l’attenzione si sposta sulla prossima deposizione videoregistrata di Bill e Hillary Clinton davanti ai membri del Congresso. 

L’ex presidente dovrà rispondere dei numerosi voli effettuati sul jet privato di Epstein e di alcune fotografie che lo ritrarrebbero in pose compromettenti, tra cui uno scatto in una vasca idromassaggio. La moglie Hillary Clinton, che fu candidata alla Casa Bianca, pur negando di aver mai incontrato Epstein dovrà chiarire i suoi rapporti con Ghislaine Maxwell, compagna e complice del finanziere. 

James Comer, presidente della commissione per la vigilanza, ha confermato che le testimonianze avverranno a porte chiuse per poi essere trascritte e pubblicate – ironia della Storia, così come avvenne nel 1998 durante il caso di Monica Lewinsky, uno dei momenti più difficili della presidenza Clinton.

fotografie, tra cui quelle dell'ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton, del cantante dei Rolling Stones Mick Jagger, del presidente del Virgin Group Richard Branson e di Ghislaine Maxwell, dopo che il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha iniziato a pubblicare i tanto attesi documenti dell'indagine sul caso politicamente esplosivo del condannato per reati sessuali Jeffrey Epstein.

fotografie, tra cui quelle dell’ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton, del cantante dei Rolling Stones Mick Jagger, del presidente del Virgin Group Richard Branson e di Ghislaine Maxwell, dopo che il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha iniziato a pubblicare i tanto attesi documenti dell’indagine sul caso politicamente esplosivo del condannato per reati sessuali Jeffrey Epstein. (afp)

L’onda d’urto Epstein non risparmia nessuno
 

A poco a poco, dai milioni di documenti resi pubblici continuano a trapelare relazioni di ogni tipo tra Epstein e personaggi di rilievo del mondo politico, imprenditoriale e accademico: relazioni spesso lecite, ma eticamente discutibili – soprattutto alla luce di quel che è emerso dopo e di una più diffusa sensibilità ai temi della violenza di genere rispetto all’epoca in cui Epstein trafficava al centro di una vastissima rete di legami finanziari e mondani. 

Bill Gates, per esempio, nei giorni scorsi ha dovuto chiedere scusa allo staff della sua fondazione, definendo la frequentazione con il finanziere “un errore enorme”. Il magnate di Microsoft ha peraltro negato ogni illecito, nonostante il Wall Street Journal riporti l’esistenza di email in cui Epstein faceva riferimento a incontri con donne russe e tentativi di pressione legati alle relazioni extraconiugali di Gates. 

Nelle ultime ore, intanto, l’economista Lawrence Summers, ex rettore dell’Università di Harvard, ha annunciato che lascerà il suo incarico di docente presso l’Università proprio a causa del legame mantenuto con Epstein anche dopo la condanna di quest’ultimo nel 2008.

E dunque la vicenda resta parte dello scontro politico, strattonata di qua e di là a seconda delle convenienze di parte. 

Mentre i repubblicani puntano i riflettori sui Clinton, i democratici chiedono trasparenza sulle parti oscurate che riguardano Trump – il cui nome compare migliaia di volte nei fascicoli. Con una mole enorme di pagine ancora da analizzare, la verità sul sistema Epstein sembra ancora lontana.

Parte dei file di Jeffrey Epstein - 30 gennaio 2026

Parte dei file di Jeffrey Epstein – 30 gennaio 2026 (AFP)

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