Sonno e vista minacciate dall’uso del cellulare. L’allarme per la salute delle nuove generazioni arriva dalle pagine del Journal of the American Medical Association (JAMA) con una ricerca pubblicata a marzo 2026 che rivela che il 77% degli adolescenti non dorme a sufficienza, con un preoccupante aumento di chi riposa meno di cinque ore a notte (saliti al 23%). Questo cronico “debito di sonno”, spesso causato dall’uso prolungato di dispositivi nelle ore notturne, si intreccia pericolosamente con la salute oculare. La transizione verso una società iper-connessa ha infatti trasformato i nostri occhi nei terminali più sollecitati del corpo umano. Quello che un tempo era un affaticamento occasionale è oggi codificato come Computer Vision Syndrome (CVS) o Digital Eye Strain (DES), una condizione che colpisce ormai il 69% della popolazione mondiale, con picchi del 74% registrati negli ultimi tre anni.
«La pandemia ha introdotto in modo massiccio la didattica a distanza, le videoconferenze frequenti, l’uso continuo dello smartphone e strumenti digitali sempre più ravvicinati agli occhi. La vita frenetica spesso ci impedisce di fare le pause necessarie – come guardare lontano, ammiccare o strizzare gli occhi più frequentemente – fondamentali per prevenire disturbi visivi e muscolo-scheletrici» spiega Lucia Intruglio, Presidente della Commissione di albo nazionale degli Ortottisti della FNO TSRM e PSTRP.
Anche i bambini diventano “videoterminalisti”
Da sempre questi professionisti sanitari si occupano dei cosiddetti “videoterminalisti”, come definiti dalla normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Tuttavia, nell’ultimo anno l’attenzione si è estesa a tutte le categorie di lavoratori e alla popolazione generale. Purtroppo, un’esposizione simile riguarda anche i bambini, che dovrebbero utilizzare tali strumenti solo quando necessario e in modo proporzionato all’età, come raccomandato dalla Società Italiana di Pediatria. Dati recenti del CDC evidenziano come tra gli 8 e i 10 anni si passino in media sei ore al giorno davanti a uno schermo, che diventano nove per gli adolescenti. La luce blu agisce sulla soppressione della melatonina, alterando i ritmi circadiani e peggiorando il riposo. L’esposizione a display con risoluzione e contrasto variabili costringe il sistema visivo a uno sforzo di accomodazione costante, superando le capacità fisiologiche di resistenza dei muscoli oculari e innescando reazioni a catena che coinvolgono postura, stress e ansia, con dolori cervicali dovuti ad angoli di visione errati.
Diagnosi e professionisti: l’importanza del lavoro di squadra
Identificare la CVS non è più solo un problema professionale, ma una necessità clinica quotidiana. La complessità della visione moderna richiede un approccio multidisciplinare e coordinato tra diverse figure specialistiche. «Ridurre i fastidi visivi richiede un vero lavoro di squadra. Per vedere bene è necessario: controllare la salute generale dell’occhio e del film lacrimale (compito dell’oftalmologo); valutare la qualità e quantità della visione binoculare, che dipende da una corretta correzione dei difetti refrattivi, da una motilità oculare nella norma, dalla capacità di fondere le immagini e mantenerle unite anche in condizioni di difficoltà, dalla percezione della profondità e dalla sensibilità al contrasto (esame inserito anche nei LEA e competenza dell’ortottista); scegliere un dispositivo ottico personalizzato e adeguato (ruolo dell’ottico)» spiega ancora Intruglio. Questa sinergia è fondamentale poiché la CVS spesso maschera o aggrava difetti refrattivi preesistenti non corretti o disturbi della motilità oculare che emergono solo sotto stress prolungato. Oltre all’intervento clinico, è essenziale l’aspetto comportamentale: «È inoltre importante curare l’illuminazione degli ambienti e della postazione di lavoro, adottando corrette abitudini di igiene visiva e posturale».
Strategie di difesa: la regola del 20-20-20 e le innovazioni AI
La prevenzione passa per la consapevolezza ergonomica e l’adozione di protocolli rigorosi, tra cui spicca la “regola del 20-20-20”. Sostenuta dalla American Optometric Association, questa strategia prevede che ogni 20 minuti di attività allo schermo si faccia una pausa di 20 secondi fissando un punto a 20 piedi (circa sei metri) di distanza. Questo semplice esercizio permette ai muscoli ciliari di rilassarsi, interrompendo lo sforzo accomodativo. L’ergonomia della postazione resta un pilastro: lo schermo dovrebbe essere a 50-70 cm dagli occhi, con il centro del monitor circa 10-15 cm sotto il livello dello sguardo per favorire un angolo di visione naturale. Nuove frontiere arrivano dalla tecnologia: studi del 2024 (Zhu et al.) esplorano l’uso di sensori “wearable” e intelligenza artificiale per monitorare il tasso di ammiccamento in tempo reale, inviando avvisi automatici quando lo stress visivo supera la soglia di guardia. In conclusione, gestire la CVS nel 2026 non significa rinunciare alla tecnologia, ma bilanciarla con pause strutturate, controlli oculistici regolari e un’adeguata igiene visiva e qualche ora di sonno in più.











