Con il varo, ieri, del nuovo bando di «Sport Missione Comune», l’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale (Icsc) rafforza la strategia 2025–2030 di investimenti sugli impianti pubblici. Il plafond per il 2026 è di 250 milioni di euro e porta a 954 milioni il totale dei fondi messi a disposizione degli enti territoriali dall’Icsc negli ultimi quattro anni. Le erogazioni, infatti, sono state pari a 194 milioni nel 2023, 244 nel 2024 e 266 milioni nel 2025.
Il bando è aperto non soltanto ai Comuni, ma anche a Unioni, Città Metropolitane, Province e Regioni, che potranno presentare le domande fino al 30 settembre 2026.
Sul piano strettamente finanziario, il plafond si caratterizza per due leve che ne amplificano l’attrattività: da un lato, l’azzeramento degli oneri sui mutui fino a dieci anni; dall’altro, la possibilità di estendere la durata dei piani di rimborso fino a 25 anni, diluendo l’impegno di bilancio e favorendo la sostenibilità economico-finanziaria anche degli interventi di maggiore dimensione.
Per quanto riguarda l’ambito di applicazione, si va dalla costruzione di nuovi impianti (greenfield) all’ampliamento e alla messa a norma di strutture esistenti (brownfield), includendo le palestre scolastiche, con la copertura dei maggiori oneri derivanti dall’aumento dei prezzi dei materiali. Oltre al prestito agevolato, l’Istituto per il credito sportivo e culturale offre alle amministrazioni un pacchetto integrato che abbina l’abbattimento totale del tasso d’interesse alla valutazione dello Sroi (Social Return on Investment) e all’attribuzione di un rating ESG associato all’investimento.
«Nuove realizzazioni, rigenerazione, riqualificazione, riduzione dei divari territoriali sono le finalità principali del nuovo plafond da 250 milioni – sottolinea l’amministratrice delegata di dell’Icsc, Antonella Baldino -. Abbiamo due priorità strategiche: da un lato, valorizzare il contributo dello sport alla transizione sostenibile delle comunità locali, promuovendo interventi per l’accessibilità e l’efficientamento energetico degli impianti, e favorendo modelli di mobilità dolce, a partire da quella ciclabile; dall’altro sostenere la crescita equilibrata del Paese con particolare attenzione alle aree più fragili e al Mezzogiorno, dove il fabbisogno di investimenti in infrastrutture sportive è più elevato e il potenziale di impatto sociale più significativo».









