Ultimi mesi di vita per il Pnrr ed è già tempo di bilanci. Gli investimenti accorciano la distanza dell’Italia dagli obiettivi dell’Agenda 2030, ma non la azzerano. E soprattutto non lo fanno allo stesso modo ovunque: in alcuni territori i progetti finanziati hanno accelerato il percorso verso i target sociali, sanitari e ambientali; in altri territori, anche dopo il 2026, resterà ampio il divario da coprire con nuovi investimenti. Secondo l’ultimo monitoraggio dell’Alleanza per lo Sviluppo sostenibile (ASviS) sull’impatto del Pnrr – presentato venerdì scorso al Cnel – il conto finale sfiora i 20 miliardi di euro aggiuntivi. Una cifra necessaria per consentire alle Regioni di centrare gli 11 obiettivi di sviluppo sostenibile selezionati da ASviS tra i target quantitativi definiti per legge (da raggiungere entro il 2026 o il 2030). Tra questi, ad esempio, una casa di comunità ogni 50mila abitanti; un ospedale di comunità ogni 100mila abitanti; asili nido per il 33% dei bambini 0-3 anni; posti letto per il 18% degli universitari iscritti; assistenza domiciliare per il 10% degli over 65; dispersione scolastica sotto il 9%; parco autobus con mezzi a zero emissioni.
La spinta del Pnrr
I risultati non rispecchiano il divario Nord-Sud. Tra i territori in cui il contributo del Pnrr appare più efficace compaiono Molise, Basilicata, Piemonte e Calabria. Ad esempio, il fabbisogno residuo per raggiungere gli obiettivi analizzati in Molise è tra i più bassi, 41,9 milioni di euro: la Regione, grazie al Pnrr, ha quasi centrato i target su case e ospedali di comunità, asili nido e borse di studio, mentre per gli alloggi universitari si stima la necessità di altri 15,2 milioni e va completata la conversione del parco autobus (per un totale di 20,4 milioni). Anche in Basilicata l’impatto del Pnrr è stato particolarmente robusto, con target quasi raggiunti su assistenza domiciliare, asili e contrasto all’abbandono scolastico.
La Calabria, pur partendo da condizioni fragili, con le risorse del Piano dovrebbe ottenere i risultati richiesti per case della comunità, asili nido e potenziamento dei centri per l’impiego; e con solo 410 milioni di euro aggiuntivi (il 58% di quanto già investito) potrebbe raggiungere i target entro il 2030. Più articolato il quadro del Piemonte, dove il Pnrr consente di raggiungere l’obiettivo sulle case della comunità, di consolidare la copertura su asili e borse di studio e di ridurre quasi del tutto (+56%) il gap sull’assistenza domiciliare. Ma restano tre voragini: servono ancora 452,4 milioni per il rinnovo del parco autobus, 305,9 milioni per gli alloggi universitari e 200,4 milioni per gli ospedali di comunità (per un fabbisogno residuo di altri 1,15 miliardi).
Le criticità
Entro il 2030 lo standard prevede, infatti, un ospedale di comunità ogni 100mila abitanti: secondo le elaborazioni del report, in Piemonte nel 2021 la dotazione copriva appena il 12% dell’obiettivo ottimale e gli investimenti del Pnrr contribuiranno per altri 20 punti percentuali, lasciando ancora scoperto il 68% del fabbisogno. Questo target, nello specifico, è stato raggiunto solo da Veneto e Marche, mentre Piemonte, Lombardia e gran parte del Sud restano molto distanti. Più in generale Lazio e Lombardia guidano il fabbisogno residuo (rispettivamente 3,26 e 3,21 miliardi di euro ancora necessari per soddisfare i target). In tutte le aree del Paese il vero collo di bottiglia sembra strozzare mobilità verde e alloggi universitari, indietro in quasi tutte le regioni. Più critica la situazione di Campania e Sicilia, dove il Pnrr riduce il divario, ma non riesce a compensare i ritardi accumulati in precedenza e il fabbisogno residuo per centrare gli 11 target resta importante, pari rispettivamente a 2,2 miliardi e 1,8 miliardi di euro. In Campania i ritardi si concentrano su alloggi universitari (764 milioni ancora necessari per portare l’offerta di posti letto al target) e abbandono scolastico; in Sicilia pesano quelli legati a dispersione scolastica, ospedali di comunità, assistenza domiciliare e servizi per l’infanzia.
In sintesi, i numeri regionali dell’ultimo rapporto ASviS sul Pnrr raccontano due verità. La prima è che il Pnrr ha già cambiato la traiettoria del Paese: sul piano nazionale, per esempio, i nuovi posti nei servizi per l’infanzia portano quasi tutte le Regioni verso il target del 33% di copertura, tranne che in Campania e Sicilia; il Piano è inoltre decisivo in molti territori per il tutoraggio contro la dispersione scolastica e per il rafforzamento dei centri per l’impiego. La seconda è che su alcune questioni strutturali (come alloggi universitari, mobilità sostenibile e ospedali di comunità) c’è ancora molta strada da fare. Se l’obiettivo è arrivare davvero al 2030 con una riduzione credibile dei divari territoriali, il Pnrr non può dunque restare un intervento una tantum.









