All’aeroporto di Brindisi la situazione sembra essere tornata alla normalità dopo l’ultima allerta legata alla carenza di carburante. I rifornimenti sono arrivati e le attività di scalo sono riprese regolarmente, ma l’episodio pugliese è solo la punta dell’iceberg di una crisi che sta colpendo diversi scali italiani e l’intero comparto aereo internazionale.
Secondo l’economista dei trasporti Andrea Giurcin, intervenuto ai microfoni del Tg3, il prezzo del carburante per aerei è oggi raddoppiato rispetto all’inizio del conflitto. Un dato allarmante, se si considera che il carburante incide per il 35-40% sui costi totali di una compagnia aerea. Questa pressione economica sta spingendo molti vettori a rivedere i propri piani operativi, arrivando in alcuni casi a tagliare i voli meno redditizi.
Il quadro globale delineato dalle stime di Bank of America è drammatico: il settore rischia perdite complessive per 148 miliardi di dollari. Il cosiddetto “effetto-guerra” non riguarda solo l’aumento dei prezzi, ma anche la disponibilità fisica della materia prima, a causa del danneggiamento di alcune raffinerie che potrebbe causare scarsità di barili anche nei mesi a venire.
Le prospettive per i viaggiatori non sono rosee. Con l’avvicinarsi della stagione estiva, l’incertezza regna sovrana: il rischio concreto è quello di un aumento generalizzato dei prezzi dei biglietti e di una possibile ondata di cancellazioni, poiché per molte compagnie volare a queste condizioni non è più economicamente sostenibile. Tutto dipenderà, conclude il servizio, dalla durata del conflitto e dalla capacità del mercato di assorbire questi shock finanziari.










