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Economia

Politecnico di Milano al primo posto per la comunicazione in Italia

Sala StampaDi Sala StampaAprile 8, 20264 min di lettura
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Politecnico di Milano al primo posto per la comunicazione in Italia

A determinare la reputazione di un ateneo e la sua capacità di attrarre studenti e imprese non sono più soltanto la didattica e la ricerca, ma la capacità di comunicare all’esterno che contribuisce a moltiplicare il valore dei risultati raggiunti su tutti i fronti. Ne è convinta Marcella Logli, Direttrice dell’Area Comunicazione e Public Engagement del Politecnico di Milano che si colloca al primo posto tra gli atenei italiani e al settimo posto a livello globale, a pari merito con il MIT nella ricerca realizzata da Lundquist su 118 Università italiane e internazionali, intitolata .university – Global University Ranking 2026. La storia di Lundquist e il metodo adottato nella realizzazione delle classifiche consente di capire quali sono gli atenei che hanno capito l’importanza di posizionarsi con la stessa logica strategica sulla comunicazione di un’azienda e quali meno. Il Politecnico di Milano ha fatto un vero e proprio salto culturale nel settennato della rettrice Donatella Sciuto, al punto che, questo risultato si può leggere «non come una classifica da celebrare, ma come il segnale di un cambiamento ormai molto chiaro: la comunicazione contribuisce direttamente alla reputazione, all’attrattività e alla competitività di un ateneo. Nel mercato dell’education non basta più produrre valore attraverso ricerca, didattica e innovazione: bisogna anche saperlo rendere leggibile, credibile e distintivo per studenti, famiglie, partner, imprese e stakeholder», afferma Logli.

Il mercato globale dell’istruzione superiore è sempre più competitivo e internazionale e il modo in cui un ateneo si presenta, racconta e distingue nei propri canali digitali ne determina sempre più la percezione all’esterno. La ricerca .university – Global University Ranking 2026 di Lundquist valuta la capacità degli atenei di costruire la propria attrattività attraverso cinque aree: identità e posizionamento, esperienza studentesca e inclusione, ricerca e trasferimento della conoscenza, sostenibilità e impatto sociale, relazioni con gli alumni. Ne consegue che la comunicazione universitaria non è più una funzione accessoria, ma una leva che incide direttamente su reputazione, attrattività, chiarezza del posizionamento e capacità di rendere leggibili identità, ricerca, impatto e relazione con i diversi pubblici.

Logli evidenzia che per il Politecnico di Milano questo tema si inserisce in un percorso avviato da tempo e che ha comportato anche la creazione di una squadra che in questo lavoro ha avuto un ruolo molto importante. Negli ultimi anni si è «rinnovata con risorse e competenze sempre più in linea con le nuove professioni della comunicazione, dal brand design alla UX/UI fino al marketing digitale – spiega Logli -. Questo ha reso possibile affrontare il progetto non come un semplice intervento grafico o redazionale, ma come un lavoro integrato su identità, contenuti, esperienza utente e coerenza dell’ecosistema complessivo. La vera sfida per un’università non è comunicare di più, ma comunicare meglio: con più chiarezza, più coerenza e meno autoreferenzialità. Perché non basta produrre valore; bisogna anche saperlo rendere comprensibile».

Il percorso avviata fa parte di un lungo lavoro sulla brand identity, cominciato già nel 2024. «Il punto non era il semplice aggiornamento del marchio, ma la scelta di rafforzare coerenza, chiarezza e riconoscibilità del racconto dell’Ateneo su tutti i touchpoint, dall’online all’offline – dice Logli -. Il progetto è stato sviluppato come un percorso condiviso, con il coinvolgimento del delegato alla Comunicazione e attività culturali Umberto Tolino, della governance guidata dalla Rettrice Donatella Sciuto e delle diverse componenti del Politecnico, anche in un’ottica di coerenza con l’identità accademica dell’istituzione». Da questa impostazione discende anche «il lavoro sul nuovo ecosistema digitale e visivo, pensato non come un esercizio estetico ma come un’infrastruttura di coerenza – conclude Logli -: brand, contenuti, ambienti digitali, esperienza utente e qualità narrativa oggi concorrono insieme a costruire fiducia, riconoscibilità e relazione con i diversi pubblici».

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