Storie toccanti sugli eventi che hanno segnato il 2025, quelle raccontate dalle immagini finaliste del World Press Photo, il prestigioso concorso dedicato al fotogiornalismo che ogni anno dal 1955 documenta l’attualità internazionale.
Immagini che sono diventate simbolo di grandi eventi globali, dai conflitti alla crisi climatica, e prospettive più laterali che narrano vicende meno visibili, ai margini della narrazione mediatica.
Tra i progetti premiati quest’anno c’è quello dell’italiana Chantal Pinzi con il lavoro “Farīsāt: Gunpowder’s Daughters”. Il progetto è dedicato alle donne che in Marocco partecipano alla tbourida, una tradizione equestre riconosciuta dall’UNESCO e storicamente riservata agli uomini.
Le foto raccontano la progressiva apertura di questa pratica alle cavallerizze, oggi riunite in sette troupe femminili su circa trecento esistenti. Le donne protagoniste rivendicano così un ruolo nello spazio culturale del Paese.
In copertina, la storia di Ghita Jhiate, ritratta mentre tiene a freno il suo cavallo. Dopo che suo padre le aveva a lungo vietato di partecipare alla tbourida, nel 2025 ha realizzato il suo sogno cavalcando al fianco della pioniera Zahia Aboulait.
L’edizione 2026 ha raccolto 57.376 fotografie presentate da 3.747 fotografi provenienti da 141 Paesi. Divisi per aree geografiche, 31 dei 42 vincitori sono originari dei territori raccontati nei loro lavori.
I progetti selezionati saranno esposti nella mostra itinerante del World Press Photo, che raggiungerà oltre 60 città nel mondo.
Tra le immagini premiate emergono alcune delle vicende più drammatiche dell’anno: un uomo che urla davanti a un complesso residenziale in fiamme a Hong Kong; la folla che si arrampica su un camion di aiuti durante una pausa nelle operazioni militari israeliane nella Striscia di Gaza; a Sydney, un’agente di polizia, sopraffatta dalle emozioni, si piega accanto ai corpi di due vittime dell’attacco terroristico antisemita di Bondi Beach.
La crisi climatica è protagonista con gli incendi che hanno devastato Los Angeles e la Galizia. Lo scatto straordinario di un orso polare che si nutre della carcassa di un capodoglio nelle acque artiche mostra il volto più crudo della natura e richiama la fragilità degli ecosistemi. Ma c’è anche spazio per un sorriso, quello che strappa il panda gigante catturato da una fototrappola nel suo habitat in Cina.
Tra i progetti più interessanti quello di David Guttenfelder per il New York Times, che documenta come l’invasione russa dell’Ucraina stia ridefinendo il combattimento moderno. Le immagini raccontano l’uso dei droni e l’impatto degli attacchi sui civili.
Spazio anche alle mobilitazioni sociali con i giovani manifestanti della Gen Z che sventolano simboli globali di protesta in Madagascar.
Il 23 aprile, ad Amsterdam, sarà annunciato il World Press Photo of the Year.










