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Home » Nomine, Meloni vuole chiudere il caso Di Foggia e puntare ai sottosegretari
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Nomine, Meloni vuole chiudere il caso Di Foggia e puntare ai sottosegretari

Sala StampaDi Sala StampaAprile 21, 20263 min di lettura
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Nomine, Meloni vuole chiudere il caso Di Foggia e puntare ai sottosegretari

L’obiettivo di Giorgia Meloni sarebbe quello di chiudere la partita delle nomine di viceministri e sottosegretari domani in Consiglio dei ministri, al più tardi giovedì mattina, prima di volare a Cipro per il Consiglio europeo informale. Dalle parti di Palazzo Chigi la convinzione è che ogni giorno in più di stasi non faccia che alimentare le fibrillazioni nella maggioranza.

Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. A complicare il quadro (e a irritare non poco la premier, secondo i rumors nella maggioranza) contribuisce la vicenda di Giuseppina Di Foggia. L’Ad uscente di Terna, indicata per la presidenza di Eni e considerata vicina alle sorelle Meloni, ha chiesto la buonuscita da 7,3 milioni di euro. Ma il ministero dell’Economia, domenica sera, ha ricordato che dal 2023 ha dato specifiche direttive, in qualità di socio, perché nelle società partecipate siano esclusi o rigorosamente delimitati i casi e l’entità delle indennità e degli emolumenti comunque denominati da corrispondere a fine mandato. Lo scopo finale è escludere che siano versati a chi esaurisce il mandato di amministratore per scadenza naturale o per dimissioni volontarie.

La questione della buonuscita di Di Foggia, di cui si sarebbe discusso anche ieri in un board straordinario di Terna che però non aveva il tema all’ordine del giorno, sarà al centro di una nuova riunione del Cda che sarà convocata a stretto giro, anche perché il pressing sulla Ceo è molto forte. Se opterà per l’incarico all’Eni, come è stata invitata a fare, dovrà dimettersi entro l’assemblea dei soci fissata per il 6 maggio. L’assemblea per il rinnovo del vertice di Terna si terrà invece il 12 maggio.

Anche per allontanare queste scorie Meloni gradirebbe procedere almeno con le nomine di sottogoverno e riempire le cinque caselle libere, da quella di Andrea Delmastro alla Giustizia alle altre. Ieri un indizio di accelerazione c’è stato: una convocazione straordinaria serale dell’assemblea della Federnuoto in cui il presidente ed ex capogruppo di Forza Italia, Paolo Barelli, avrebbe comunicato la volontà di lasciare le deleghe amministrative tenendo solo quelle sportive. La mossa lo avvicina al ruolo di sottosegretario, non necessariamente ai Rapporti con il Parlamento.

Al tempo stesso, però, è sembrato rispuntare il veto del leader azzurro Antonio Tajani sul leghista Federico Freni alla guida della Consob, anche se fonti vicine al segretario sottolineano come l’attuale sottosegretario all’Economia sia in difficoltà per altre ragioni. A Fi continua a non dispiacere il nome alternativo di Federico Cornelli, attualmente commissario dell’Autorithy. Se poi su Freni dovesse invece scattare il disco verde e Claudio Durigon prendere il suo posto al Mef, Tajani ha già pronta la deputata Chiara Tenerini per la casella di sottosegretaria al Lavoro. Nel match entra anche Milano: l’endorsement di Ignazio La Russa per Maurizio Lupi (Noi Moderati) candidato sindaco si scontra con la preferenza azzurra per un civico. Più sicura Mara Bizzotto verso il ministero delle Imprese, indicata fin dall’inizio dal Carroccio per sostituire Massimo Bitonci, che ha lasciato a fine 2025 per seguire Alberto Stefani nella Giunta veneta. Fdi gioca invece ancora a carte coperte per i suoi nomi, ma non è un mistero che siano state cercate figure del Sud anche per dare un segnale a quel Mezzogiorno la cui risposta, per la maggioranza, non ha certamente brillato al referendum sulla riforma della giustizia.

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