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Home » Unipol: 41 milioni di immobili a rischio catastrofe in Italia
Economia

Unipol: 41 milioni di immobili a rischio catastrofe in Italia

Sala StampaDi Sala StampaAprile 22, 20264 min di lettura
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Unipol: 41 milioni di immobili a rischio catastrofe in Italia

In 12 anni oltre 100 miliardi di costi per terremoti, alluvioni e tempeste convettive in Italia. E la pausa che ci ha regalato il 2025 non deve far pensare a un’inversione di rotta rispetto al crescente aumento dei fenomeni catastrofali. Anche perché, ed è il dato più eclatante che emerge da un’iniziativa appena lanciata da Unipol, il Paese conta ben 41 milioni di immobili potenzialmente esposti a eventi naturali distruttivi. Un numero frutto di un’approfondita analisi condotta dalla compagnia assicurativa per dar vita a uno strumento capace di capire il rischio per far assumere le giuste decisioni. Si tratta del Natural risk index (Nri), un indicatore originale che fornisce una misura sintetica e comparabile dei rischi catastrofali a livello regionale. Lo strumento, che si avvale dei modelli sviluppati da Gallagher Re e che tiene conto di tre variabili, ossia terremoto, alluvione e tempeste convettive, punta a trasformare i dati complessi in elementi che possono orientare politiche di prevenzione e mitigazione.

L’indicatore

Per misurare il Nri, l’analisi è partita dalla mappatura del patrimonio immobiliare italiano esposto agli eventi catastrofali concentrandosi su tre macrosettori: imprese (attività produttive e commerciali); abitazioni (patrimonio residenziale) ed edifici pubblici (immobili della Pubblica Amministrazione). Sono state invece escluse le infrastrutture che seguono altre logiche. Sulla scorta di questo macrogruppo è emerso il dato di cui si parlava, ossia i 41 milioni di unità immobiliari a rischio. Per la maggior parte concentrare a Roma, Milano e Napoli. Ragione per cui, peraltro, il calcolo del costo di ricostruzione di questi immobili risulta essere particolarmente rotondo: 14.400 miliardi di euro, pari a sette volte il Pil nazionale.

Il territorio

In questo contesto, il Natural risk index (Nri) costituisce una evoluzione metodologica significativa in quanto integra in un unico indicatore le tre dimensioni del rischio: pericolosità (la probabilità che un evento dannoso si verifichi in una determinata area), vulnerabilità (quanto tali beni siano predisposti a subire danni economici o perdite) ed esposizione (il valore economico dei beni). E proprio per questo le regioni con il Nri più elevato risultano essere Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto poiché il rischio catastrofale in Italia appare fortemente guidato dall’interazione tra pericolosità naturale e concentrazione del valore economico, dunque le aree con la maggiore densità di abitazioni, imprese ed edifici pubblici, sono le più esposte in termini assoluti. Se il Nri fornisce una misura relativa del rischio, l’analisi del costo medio annuo atteso consente di cogliere anche la dimensione assoluta del rischio. La ricerca stima che il costo medio annuo delle catastrofi naturali risulta pari a circa 7 miliardi di euro annui, pari a un costo medio atteso per abitante compreso tra 100 e 200 euro. Calabria, Emilia-Romagna e Umbria si sono posizionate in testa alla classifica del danno per abitante. Sul versante opposto, Valle d’Aosta, Puglia e Sardegna.

Il protection gap

Tutto ciò come conseguenza del protection gap che il Paese continua a scontare. La ricerca ha infatti stabilito che il dato è ancora rilevante: il 79% a livello nazionale, il che significa che ogni 100 di potenziali danni, solo 21 sono coperti da assicurazione. Questa percentuale varia tra le regioni italiane passando dal 72% del Trentino-Alto Adige fino al 93% in Calabria. Per Enrico San Pietro, Group Insurance General Manager di Unipol, «il Natural risk index segna un cambio di paradigma nel modo in cui leggiamo e affrontiamo il rischio catastrofale nel nostro Paese». Una svolta indispensabile considerato che, come sottolineato dal sottosegretario al Mef Federico Freni, guardando questo tema «dal punto di vista dei conti pubblici, tutto questo non è sostenibile». E lo sa anche Fausto Bianchi, presidente Piccola Industria Confindustria e vice presidente Confindustria che non a caso rilancia: «Confindustria ha il compito di sensibilizzare gli imprenditori rispetto all’importanza della prevenzione dei rischi, accompagnandoli in un percorso che aumenti la resilienza delle loro aziende, e di supportarli nella gestione dell’emergenza quando si verifica. Stiamo promuovendo la cultura assicurativa, visto che stimiamo che meno del 15% delle imprese italiane sia coperto dai rischi catastrofali. Per questo, in collaborazione con Unipol (che opera in coassicurazione con Poste Assicura e Intesa San Paolo Protezione) abbiamo messo a disposizione delle imprese una piattaforma digitale per assicurarsi a condizioni di vantaggio». Certo centrale dovrà poi essere anche uno sforzo «da parte del pubblico, che si traduca in un piano di investimenti per mettere in sicurezza il territorio, a partire dalle aree a maggior rischio e con più elevata intensità di insediamenti produttivi».

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