I casi Venezi e Biennale
In mezzo, altre grane: il fiato sospeso per le rivelazioni di Claudia Conte sulla sua relazione con il titolare del Viminale, Matteo Piantedosi; il licenziamento, con strascico di polemiche e veleni, di Beatrice Venezi dal teatro La Fenice di Venezia; lo scontro a destra tra il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco e il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, sul padiglione russo, culminato con le dimissioni in blocco della giuria internazionale.
Le riforme al palo
Il tocco magico della premier sembra perdere colpi. Il tentativo di portare avanti la legge elettorale si scontra con le resistenze, esplicite e sotterranee, degli alleati. Il premierato è rimasto in un cassetto, l’autonomia è finita svuotata dalla Corte costituzionale. Persino il disegno di legge costituzionale su Roma Capitale, l’unico su cui potevano riporsi ancora speranze, si infrange contro i dubbi nel Pd, la cui astensione ha provocato l’ira di Meloni.
Il rilancio affidato a lavoro e casa
Il rilancio è affidato ai provvedimenti del 1° maggio: il decreto legge che ha introdotto il “salario giusto” e il piano casa da 10 miliardi, che hanno portato Meloni a comparire per la conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri due volte in tre giorni, caso più unico che raro. Ma proprio al Cdm del 30 aprile si è consumato uno scontro tra Salvini e Giuli, arrivato a minacciare di non votare il piano per il ridimensionamento delle sovrintendenze nei lavori di recupero delle case popolari. «Basta spocchia», ha intimato Meloni. Salvo poi andare su tutte le furie con un giornalista che le ha chiesto dell’affaire Minetti e della posizione di Nordio.
Il bilancio di Fazzolari
In questo clima, è stato il fido sottosegretario Giovanbattista Fazzolari a incaricarsi di tracciare un bilancio di questi 1.287 giorni di Governo. In un colloquio con Adnkronos ha sottolineato: «Siamo orgogliosi di questo traguardo: in una nazione come l’Italia, dove la durata media dei Governi è di poco più di un anno, aver garantito continuità e stabilità rappresenta già un elemento di grande importanza a livello interno e internazionale». Fazzolari ha rivendicato i «risultati misurabili»: «Livelli record di occupazione e riduzione della disoccupazione e del precariato, conti pubblici in ordine e ritrovata fiducia di mercati e investitori, crollo degli sbarchi e un protagonismo internazionale che non si vedeva da anni».
«21 miliardi in più all’anno a lavoratori e famiglie»
Ma è una cifra quella a cui il sottosegretario ha mostrato di tenere particolarmente: «Considerando solo il taglio del cuneo fiscale per i lavoratori e la revisione delle aliquote Irpef, da qui in avanti lo Stato incasserà ogni anno 21 miliardi di euro in meno, che significano 21 miliardi di euro in più nelle tasche di lavoratori e famiglie italiane». Fazzolari sostiene che la rotta resta la stessa: rispettare gli impegni presi nel programma di Governo. Ma da qui in avanti, fino alle elezioni, il rischio che ogni giorno abbia la sua pena è altissimo. E la longevità, come insegnano i medici, ha valore se accompagnata da buona salute. Altrimenti è tormento.










