Nelle imprese familiari la leadership femminile guida la continuità, la sostenibilità e il miglioramento dei processi. E’ quanto emerge da una ricerca di Banca Sella, realizzata dalla LIUC – Università Cattaneo in collaborazione con AIDAF (Associazione italiana delle imprese familiari) che ha coinvolto 74 donne ai vertici di imprese familiari, con i ruoli di ad o ceo, in diversi settori, in tutta Italia. Anna Grosso, condirettore Generale di Banca Sella, è convinta che «che Banca Sella possa svolgere un ruolo di primo piano nell’accompagnare la crescita delle persone e delle imprese, con particolare attenzione all’universo femminile. Il progetto Voglio una Borsa Rosa nasce dalla volontà di promuovere una cultura finanziaria inclusiva, capace di rafforzare la consapevolezza e l’autonomia economica delle donne: strumenti fondamentali per permettere loro di prendere decisioni consapevoli, investire con lungimiranza, crescere nelle aziende e affermarsi con maggiore sicurezza nel tessuto imprenditoriale italiano. L’obiettivo è sostenere la leadership femminile nelle aziende e facilitare lo sviluppo di progetti innovativi, contribuendo così a generare valore per tutto il sistema economico nazionale».
Il modello Eva
A determinare i risultati ottenuti dalle leader donne, quello che la ricerca definisce il modello Eva, ossia Empatia, Visione e Autenticità che sono le tre caratteristiche distintive della leadership femminile, indagate in uno studio qualitativo che approfondito la storia di nove realtà guidate da ceo donne di successo, non necessariamente appartenenti alla famiglia proprietaria: Axet Facility (Mariateresa Silvestri, Milano), Donnafugata (Josè Rallo, Trapani), Feltrinelli (Alessandra Carra, Milano), Green Oleo (Beatrice Buzzella, Cremona), Grendi (Costanza Musso, Genova), Irinox (Katia Da Ros, Treviso), Pasta Cuomo (Amelia Cuomo, Gragnano), Ponti (Lara Ponti, Novara) e Timeswapp (Ludovica Busnach, Milano).
L’identikit
Il ritratto che ricostruisce la ricerca è quello di donne che guidano le imprese con la missione di continuare la tradizione familiare, trasmettendo valori e spirito imprenditoriale di generazione in generazione. Con molta attenzione alle performance economico-finanziarie ma anche a quelle ambientali, sociali e di governance.
Il team del Family Business Lab (Fabula) della LIUC si è dato due obiettivi: da un lato, identificare le principali leve della loro crescita professionale delle donne e i benefici generati dalla loro leadership nelle rispettive organizzazioni, dall’altro analizzare le caratteristiche distintive e i percorsi delle donne ai vertici delle imprese familiari, evidenziandone i tratti comuni. Le risposte ai quesiti contenevano una scala numerica da 1 a 5, per consentire alle partecipanti di esprimere una valutazione sintetica sull’importanza dei diversi elementi analizzati. Nella interpretazione di Salvatore Sciascia e Valentina Lazzarotti, Co-direttori del FABULA della LIUC – Università Cattaneo «la presenza femminile in ruoli di vertice nelle imprese italiane è ancora limitata e anche il mondo delle imprese familiari non fa eccezione. Peraltro, le donne che entrano nelle imprese di famiglia hanno titoli di studio ed esperienze spesso superiori, per cui è chiaro che siamo di fronte a una distorsione che non giova affatto alle imprese e che merita molta attenzione».
La continuità generazionale e i valori
I risultati evidenziano la centralità della continuità generazionale e della custodia dei valori nella scelta delle donne di guidare l’impresa di famiglia. La possibilità di continuare la tradizione familiare e trasmettere valori e spirito imprenditoriale di generazione in generazione ha un punteggio di 4,39, quella di contribuire a orientare e influenzare il futuro dell’azienda di 4,27 e di aiutare gli altri attraverso il proprio lavoro e l’attività dell’impresa di famiglia di 4,07.










