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Home » Dalle rinnovabili all’agricoltura rigenerativa: gli investimenti di Barilla sulla sostenibilità
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Dalle rinnovabili all’agricoltura rigenerativa: gli investimenti di Barilla sulla sostenibilità

Sala StampaDi Sala StampaGiugno 4, 20263 min di lettura
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Dalle rinnovabili all’agricoltura rigenerativa: gli investimenti di Barilla sulla sostenibilità

Dal ridimensionamento del packaging delle tagliatelle che ha portato a un risparmio di 150 tonnellate di cartone ai vasetti per i sughi pronti che contengono circa il 65% di vetro riciclato, dall’utilizzo di farina di grano tenero da agricoltura rigenerativa fino ai progetti di inserimento lavorativo di persone con autismo. Sono alcune delle “storie di sostenibilità” che il Gruppo Barilla presenta in occasione della Giornata mondiale dell’Ambiente con la pubblicazione del Rapporto di Sostenibilità 2025. «Una rendicontazione – sottolineano dall’azienda presente in 100 Paesi, per un fatturato che ha toccato i 4,837 miliardi di euro – che arriva all’indomani del riconoscimento come prima azienda del settore food per reputazione al mondo per il terzo anno consecutivo e, per la prima volta, nella top 10 assoluta, secondo il Global RepTrak 100 2026».

Piano da 168 milioni per l’energia pulita

Sul fronte energetico, sono stati investiti 30 milioni di euro come parte del piano quinquennale da 168 milioni destinato agli stabilimenti produttivi Barilla, tra efficienza energetica, gestione più attenta delle risorse idriche e sviluppo di impianti di energia elettrica da fonti rinnovabili. Nel 2025, 5 nuovi impianti attivati a Foggia, Melfi, Ascoli Piceno, Cremona e Thiva, in Grecia, hanno portato la capacità fotovoltaica installata negli stabilimenti a superare gli 8 MW, più del quadruplo rispetto al 2022. E ulteriori installazioni – specifica il report di Barilla – sono in programma tra il 2026 e il 2028 negli impianti bakery di Novara e Celle, in Germania. Sul fronte del risparmio idrico, «negli stabilimenti in aree a stress idrico, l’acqua riciclata e riutilizzata è cresciuta del 196% rispetto al 2022, puntando all’obiettivo del +250% al 2030».

Il polo di innovazione per la nutrizione

Un ulteriore investimento, sempre lo scorso anno, di oltre 47 milioni di euro è andato in ricerca, per lo sviluppo della qualità con il Bite (Barilla Innovation & Technology Experience), «nuovo polo globale di innovazione del Gruppo sorto a Parma accanto allo storico pastificio. Qui, le idee diventano prototipi e processo industriale grazie al lavoro di oltre 200 professionisti tra tecnologi alimentari, ricercatori, food designer, chef e sensory expert, oltre a una rete di collaborazioni composta da 84 università e centri di ricerca».

Tra le altre cose questo ha permesso a Barilla di «migliorare il profilo nutrizionale dell’intero portafoglio senza rinunciare al gusto: l’89% dei volumi venduti ha un contenuto massimo di 5 grammi di zucchero per porzione, il 90% non supera 0,5 grammi di sale per porzione, il 90% contiene fonti di fibre e il 72% delle monoporzioni da forno si mantiene sotto le 150 calorie».

Il ruolo dell’agricoltura rigenerativa

Nel 2025 Barilla ha acquistato 4.160 tonnellate di grano tenero da agricoltura rigenerativa (250mila tonnellate è l’obiettivo 2030), che punta a ripristinare la salute del suolo, la biodiversità e a ridurre l’utilizzo di acqua. «È da qui che – spiega il colosso di Parma – che è arrivato a scaffale nel 2025 il biscotto Mulino Bianco Buongrano . Dietro c’è un lavoro di anni: rotazioni colturali, minima lavorazione del suolo, fertilizzazione organica e 2mila ettari dedicati ad aree di biodiversità – che fioriscono tra i campi di grano, con un aumento del 40% degli insetti impollinatori nelle aree monitorate insieme all’Università di Bologna». Un progetto nato dal programma “Carta del Mulino” «che coinvolge oggi quasi 2mila agricoltori di grano tenero e ha permesso una riduzione annua delle emissioni di CO₂eq pari a circa 9.000 tonnellate , l’equivalente di oltre 2mila voli andata e ritorno da Milano a Los Angeles».

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