È diventata virale l’intervista di Ivanka Trump, rilasciata la scorsa settimana al podcaster statunitense David Senra, nella quale racconta, come fosse un’usuale avventura vacanziera, di aver scoperto durante una nuotata con il marito Jared Kushner una meravigliosa isola incontaminata. “Eravamo sulla barca di un amico e ci siamo fermati per fare una nuotata – ha raccontato -. Abbiamo nuotato fino all’isola e fatto un’escursione a piedi nudi fino in cima. Siamo rimasti semplicemente incantati”. Così, come un inciampo in un oggetto del desiderio notato tra le vetrine del centro, è nata l’intuizione di un progetto turistico di lusso che si dovrebbe sviluppare nell’Albania sud-occidentale tra la riserva naturale della laguna di Narta e sull’isola disabitata di Sazan, dove andrebbe riqualificata l’ex base militare.
Qui durante il regime comunista di Enver Hoxha furono costruiti oltre 3.600 bunker e gallerie sotterranee, progettate per resistere a un attacco nucleare. La zona è anche una delle tappe migratorie più importanti del Mar Mediterraneo per i fenicotteri rosa e altre specie. Inoltre le spiagge selvagge della laguna e l’area forestale di Pishë Poro-Narta ospitano animali protetti come le tartarughe marine Caretta caretta.
La Commissione europea ha espresso “preoccupazione” e ha chiesto all’Albania di “astenersi da azioni” che potrebbero avere un impatto sul percorso di adesione all’Ue. L’Albania è tra i paesi balcanici che stanno cercando di completare il processo di integrazione europeo entro il 2028.
“Abbiamo già espresso al ministro dell’Ambiente le nostre preoccupazioni in merito alle potenziali carenze di questo progetto, ha dichiarato un portavoce della Commissione, sottolineando l’impegno di Tirana a sospendere i lavori e a condurre “una valutazione di impatto ambientale completa per il progetto, in consultazione con la società civile”.
Il portavoce ha ribadito che Tirana è tenuta, nel quadro del negoziato per l’adesione Ue, e in particolare del capitolo 27 sull’ambiente e il cambiamento climatico, ad “allinearsi pienamente alla legislazione dell’Ue in questo settore”, ad “abrogare le disposizioni incompatibili (promulgate tramite emendamenti alla legge sulle aree protette)”, a “porre fine alla legislazione del 2015 sugli investimenti strategici” e a “dimostrare la propria capacità di gestire i futuri siti Natura 2000, comprese le misure di conservazione che impediscono il deterioramento degli habitat e delle specie”.
“L’Albania – ha avvertito la Commissione – dovrebbe astenersi da azioni che potrebbero compromettere il raggiungimento dei parametri di riferimento per la chiusura del capitolo e ci si aspetta che le autorità albanesi agiscano senza indugio”.
Continuano le proteste in diverse città dell’Albania
Dal 31 maggio, ogni giorno alle 18 migliaia di cittadini si radunano e riempiono le piazze con slogan come “L’Albania non è in vendita” e “L’Albania appartiene agli albanesi, non agli oligarchi”. Migliaia di persone hanno protestato pacificamente a Tirana sabato sera, in una delle più grandi manifestazioni finora. Nei giorni scorsi diverse centinaia di persone hanno manifestato a Zvernec, mentre la nuotatrice albanese-australiana Eva Buzo ha nuotato per 15 chilometri intorno all’isola contesa per protestare contro i piani di sviluppo dell’area protetta. I manifestanti e gli ambientalisti che animano la “Rivoluzione dei Fenicotteri”, in albanese “Revolucioni i Flamingove”, contestano l’impatto ambientale della privatizzazione delle spiagge pubbliche di Zvërnec e il rischio di distruggere le aree incontaminate.
Media locali e l’opposizione accusano il governo di Edi Rama di aver “svenduto” i beni nazionali e i parchi protetti agli interessi capitalistici e immobiliari della famiglia Trump in cambio di favori politici. Dalla fine dello scorso maggio, escavatori e altri macchinari pesanti sono entrati nell’area aprendo vie di accesso scavando nella sabbia, disboscando il terreno tra i pini e installando recinzioni.
Le indagini sulla legge che protegge le aree naturalistiche
La Spak, la procura anti-corruzione albanese indipendente nata nel 2019 con il sostegno dell’Unione Europea e degli Stati Uniti, ha avviato intanto avviato delle indagini sulle controverse modifiche apportate nel 2024 allo status di protezione dell’area e alla proprietà dei terreni, cambiamenti che hanno aperto la strada allo sviluppo turistico. Tra le accuse rivolte al governo dai manifestanti c’è di non aver avviato un dibattito pubblico prima di decidere di trasformare in polo turistico di lusso l’area protetta.
Le mire di Kushner nei Balcani
Un copione già visto. Lo scorso novembre il Parlamento serbo ha approvato una legge speciale per consentire la costruzione di un complesso di lusso a Belgrado, finanziato da una società di investimento ancora una volta legata a Kushner. Il mese successivo il procuratore serbo per la criminalità organizzata ha incriminato quattro persone, tra cui un ministro del governo, per abuso d’ufficio e falsificazione di documenti, al fine di agevolare il progetto di sviluppo.
Kushner si è quindi ritirato dall’investimento multimilionario che avrebbe riguardato un complesso militare bombardato, un’area protetta come patrimonio storico la cui tutela legale era stata revocata dagli ex funzionari ora sotto processo.









