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Home » Olio Salov resiste alla crisi internazionale e punta su India e Sud America
Economia

Olio Salov resiste alla crisi internazionale e punta su India e Sud America

Sala StampaDi Sala StampaGiugno 10, 20263 min di lettura
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Olio Salov resiste alla crisi internazionale e punta su India e Sud America

Fatturato vicino ai 500 milioni di euro con una crescita dei volumi di vendita del 3% (a quota 100 milioni di litri) e un Ebitda che con 21 milioni è quasi raddoppiato rispetto all’anno precedente. Sono registrati nel 2025 da Salov, gruppo italiano (ha il proprio quartier generale a Lucca) dell’olio d’oliva ma controllato dalla multinazionale Bright Food. Risultati messi a segno nonostante i dazi di Trump e le nuove tensioni sui mercati internazionali legate ai conflitti in Ucraina e nel Medio Oriente.

«Siamo molto contenti del nostro bilancio – commenta l’ad di Salov, Gianmarco Laviola – perché testimonia che a prescindere dalle crisi il made in Italy, se ben gestito, può continuare a dare soddisfazioni».

Salov è un gruppo con una forte propensione ai mercati internazionali, oltre il 70% del giro d’affari dell’azienda è realizzato all’estero con in prima fila gli Stati Uniti. Uno dei due marchi dell’azienda, l’olio Filippo Berio (l’altro è il brand Sagra utilizzato anche per altre categorie merceologiche come l’olio di semi) è commercializzato in più di 70 Paesi. «L’extravergine Filippo Berio – continua Laviola – è inoltre un marchio storico negli Usa dove è registrato fin dal 1867 lo stesso anno in cui fu registrata la Coca Cola. Negli Usa lo scorso anno abbiamo subito una contrazione dei margini a causa dei dazi ma i volumi di vendita si sono consolidati confermandoci la fiducia dei consumatori americani. Dobbiamo continuare a presidiare il mercato statunitense che non è sostituibile nel breve periodo».

Alla Salov, tuttavia, guardano con fiducia alle opportunità che si stanno aprendo proprio all’estero. «Ci attendiamo grandi chance dall’accordo Ue-Mercosur – prosegue l’ad di Salov –. Siamo stati di recente ad Apas, la principale fiera del Sudamerica. Dal Messico in giù, notiamo un grande fermento. Non bisogna però commettere l’errore di considerarli mercati già acquisiti. Presentano delle criticità da un punto di vista legislativo e amministrativo e noi ci stiamo lavorando anche grazie alla nostra filiale a San Paolo».

All’azienda toscana guardano con grande attenzione anche al mercato dell’India altro Paese col quale la Ue ha di recente stretto un’intesa commerciale con un importante distributore locale. «Sul mercato internazionale dell’olio d’oliva – ha continuato Laviola – scontiamo un gap competitivo rispetto agli altri grandi produttori di Spagna e Tunisia. Loro all’estero si muovono all’unisono, nelle fiere occupano grandi spazi e – come nel caso dell’olio tunisino – il Governo non fa mistero neanche di affiancare le aziende da un punto di vista commerciale. Noi invece siamo sempre divisi, spesso contrapposti e il compito di promuovere all’estero l’olio extravergine italiano è demandato esclusivamente ai brand privati. Occorrerebbe un cambio di passo sia sul fronte della presenza istituzionale che della capacità della filiera di mettere in campo un gioco di squadra».

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