Ormai la questione è chiarita: la pirateria televisiva non è più materia di ragazzi smanettoni e furbi davanti alla partita. È una macchina organizzata, con server, rivenditori, clienti, incassi e perfino assistenza tecnica.
Andrea Duilio, amministratore delegato di Sky Italia, sceglie parole nette dopo il blitz della Guardia di Finanza di Crotone: «Ringrazio la Procura di Crotone e la Guardia di Finanza di Crotone per questa nuova operazione antipirateria». Un’azione, aggiunge, che serve a «contrastare il senso di impunità» e a ricordare agli utenti che il pezzotto espone «non solo a multe e sanzioni, ma anche a truffe, furti di dati personali e minacce informatiche».
Il caso nasce a Crotone, ma racconta un mercato nazionale. Le Fiamme gialle hanno scoperto tre centrali di smistamento illegale del segnale Iptv, gestite da quattro italiani, denunciati per violazioni del copyright e della proprietà intellettuale.
Almeno due dei quattro denunciati hanno reinvestito i proventi in moneta virtuale o polizze vita, facendo scattare l’accusa, pesante, di autoriciclaggio. I beni sequestrati valgono circa 650mila euro.
Secondo gli investigatori, gli abbonamenti pirata davano accesso ai contenuti di Sky, Dazn, NowTv, Netflix, Disney+ e Spotify. Prezzi popolari, da 10 a 40 euro, pacchetti su misura e perfino un servizio clienti per chi non riusciva a vedere. La vetrina del falso che imitava nella maniera più speculare possibile quella del vero.












