Via libera dal Senato alla riforma della legge sulla caccia con 80 voti favorevoli, 56 contrari e due astenuti. Il testo passa ora alla Camera. Riviste dopo quasi 35 anni le norme definite con la legge 157 del 1992.
Un via libera al quale si è giunti in un clima acceso dentro e fuori l’aula. Il ddl – su iniziativa del capogruppo di FdI, Lucio Malan è stato oggetto di oltre 900 emendamenti, per lo più delle opposizioni che l’hanno ribattezzato lo «sparatutto» perché allargherebbe le possibilità di caccia e metterebbe a rischio la sicurezza pubblica e le tutele per la fauna selvatica. Al sit-in contro la legge organizzato da Legambiente, Lac, Lav, Enpa, Lipu e Wwf hanno preso parte esponenti di M5S e Pd.
Da una parte le associazioni ambientaliste a più riprese hanno denunciato il rischio deregulation per l’attività venatoria arrivando a paventare anche la minaccia di cacciatori che potranno effettuare la propria attività imbracciando il fucile in spiaggia tra i bagnanti; dall’altra parte, le associazioni venatorie rivendicano la necessità di un aggiornamento di un quadro normativo che ha quasi 35 anni.
Le aziende agricole le più danneggiate dalla fauna selvatica
Sullo sfondo il mondo agricolo italiano che in questi anni ha visto proliferare a dismisura la fauna selvatica che rappresenta ormai una minaccia per l’attività agricola (sempre più frequenti i danni ai raccolti) come per l’incolumità delle persone come dimostrato dalla casistica degli incidenti stradali.
In 35 anni cacciatori passati da 1,5 milioni a 500mila
Altro dato acclarato è che in questi anni di certo non è proliferato il numero dei cacciatori. Al tempo del varo della legge 157/92 i cacciatori in Italia erano 1,4-1,5 milioni mentre oggi sono scesi sotto la soglia di 500mila.










