Se il prezzo del Brent, il principale indicatore per capire il costo del petrolio mondiale, sembra aver dato tregua, i prezzi dei carburanti continuano dritti in salita. E si avvicinano sempre di più a quelle che il Governo considera le soglie critiche. Il monitoraggio è costante, in vista del Consiglio dei ministri di martedì prossimo, l’ultimo prima della pausa estiva.
La benzina al massimo dall’inizio dell’escalation
Guardiamo i numeri. Partendo dal quadro internazionale, il Brent ha chiuso a 87 dollari al barile. In Italia, invece, i listini alle stazioni di servizio sono in aumento da giorni.
Il prezzo medio nazionale della benzina è arrivato a sfiorare i due euro al litro (1,998 euro), con picchi a Bolzano (2,031 euro), in Valle d’Aosta (2,018 euro) e in Friuli (2,017 euro).
Il rincaro del gasolio (scontato)
Discorso diverso per il gasolio. Che da inizio escalation è il carburante più attenzionato, dato che il prezzo è sempre stato più elevato per questioni legate alla rigidità della domanda. Per questo, lunedì scorso il Governo ha tagliato le imposte solo sul diesel, di 17 centesimi tra Accise e Iva. Quel giorno, un litro di gasolio costava 2,185 euro; mentre oggi 2,092 euro. Tradotto: il calo effettivo è stato di meno di 10 centesimi.
Le valutazioni del Governo
Dal Governo, intanto, è stato intensificato il monitoraggio sui distributori, come hanno dimostrato i controlli fatto dal Garante dei prezzi del ministero delle Imprese subito dopo il taglio accise.











