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Home » Ex Ilva, ci sono condizioni per valutare cordata italiana
Economia

Ex Ilva, ci sono condizioni per valutare cordata italiana

Sala StampaDi Sala StampaAgosto 5, 20265 min di lettura
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Ex Ilva, ci sono condizioni per valutare cordata italiana

«Ci sono le condizioni per valutare cordata italiana». Nella giornata del doppio vertice del 5 agosto al ministero delle Imprese, la novità sull’ex Ilva arriva da Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, nell’incontro tra il ministro Adolfo Urso, Confindustria, Federmeccanica, Federacciai e i principali gruppi nazionali del settore. Orsini definisce l’incontro al Mimit «serio e proficuo» e aggiunge: «Si stanno valutando ipotesi nel merito. Viste le nuove condizioni legate allo stabilimento dell’ex Ilva – spiega Orsini riferendosi al provvedimento della Magistratura che ferma l’area a caldo dell’acciaieria – si aprono le condizioni per valutare una cordata italiana che abbia a cuore l’industria di base del Paese. Oltre alle persone, ci sono filiere importantissime di prodotti dietro all’Ilva».

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Area a caldo verso lo stop

Intanto, l’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto dovrà fermarsi. E va applicato il decreto della Corte d’Appello di Milano che, per l’inquinamento da amianto e da polveri sottili, ne dispone lo stop fra 90 giorni, che adesso sono anche meno poiché dei giorni sono già trascorsi. Nel primo dei due vertici, quello con la Regione Puglia, i Comuni di Taranto e Statte e la Provincia di Taranto, il ministro Urso lo dice chiaramente. Tuttavia se l’area a caldo dovrà fermarsi e nell’ex Ilva e nelle imprese collegate si perderanno molti posti di lavoro, esiste anche la prospettiva di poter costruire delle alternative di reindustrializzazione. Da questo punto di vista, la riunione al Mimit ha confermato l’esistenza di una serie di possibili progetti di cui si era già parlato nei mesi scorsi, progetti che ora vanno puntualizzati e definiti, e ne ha aggiunto anche qualcuno nuovo come quello comunicato, sia pure a grandi linee, dal gruppo Pirelli al ministro Urso. La chiusura dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto «deve essere attuata», il provvedimento della Corte d’Appello di Milano é stato anche immesso nella data room che contiene tutti i dati sull’ex Ilva e quindi i partecipanti alla gara per la cessione dell’azienda, lo conoscono, afferma Urso. «Dobbiamo necessariamente prendere atto della decisione della Corte d’Appello di Milano, che dispone la chiusura dell’area a caldo entro 90 giorni, a cui i commissari straordinari devono dare attuazione» rileva il ministro, aggiungendo che «alla luce del nuovo scenario, Jindal ha presentato una proposta aggiornata sull’intero perimetro aziendale, che tiene conto della chiusura dell’area a caldo e che i commissari stanno valutando».

Le aree per gli investimenti, possibile un commissario

Ma al di là del nodo ex Ilva, il vertice ha anche riportato alla luce le nuove attività che potrebbero compensare il ridimensionamento dell’acciaieria. Spiega Urso: «Sono già disponibili varie aree e valuteremo con gli enti locali procedura per accompagnare gli investimenti». Intanto, «nelle interlocuzioni con Jindal – prosegue Urso – i commissari avevano già condiviso che le aree non necessarie alle attività siderurgiche potessero essere rese immediatamente disponibili nell’ambito del Tavolo Taranto. Si tratta di circa 170 ettari, 140 dei quali già bonificati, destinati a ospitare nuovi investimenti. A questi si aggiungono 450 ettari dell’Autorità di sistema portuale e oltre 350 ettari di aree ex militari dismesse o in corso di dismissione. Il Tavolo Taranto potrà quindi definire con chiarezza il quadro delle superfici disponibili e degli eventuali interventi straordinari necessari sul fronte autorizzativo per accompagnare gli investimenti». Per guidare e accompagnare questo processo, il Governo, d’intesa con gli enti locali, valuterebbe anche la nomina di un commissario ad hoc, «opportunamente adattata al contesto di Taranto» con la finalità di «accelerare i procedimenti autorizzativi e favorire la realizzazione di nuovi investimenti».

Le nuove attività annunciate, c’è Pirelli

L’elenco di ciò che si potrebbe realizzare nell’area di Taranto, è ampio. Ci sono conferme e anche novità. Fra quest’ultime rientra il gruppo Pirelli che, in una lettera a Urso, ha affermato che sta valutando un investimento in Puglia fino a 100 milioni con 1.000 nuovi occupati tra diretti e indiretti. Si tratta, viene precisato, di un possibile progetto di sviluppo potenzialmente in grado di generare un migliaio di nuovi posti di lavoro tra occupazione diretta e indiretta. Si tratterebbe, secondo quanto emerge dalla comunicazione di Pirelli, della realizzazione di un centro di innovazione con pista prove, collegato all’hub di Bari dedicato allo sviluppo software, con il quale potrebbero svilupparsi importanti sinergia. Il gruppo Pirelli sarebbe già in contatto con il Mimit e con la Regione Puglia per individuare il sito più idoneo.

I progetti confermati

E accanto a Pirelli, ci sono le conferme e la riproposizione di iniziative già annunciate mesi fa. Per esempio, il gruppo Webuild ha confermato l’interesse alla realizzazione a Taranto di un hub dedicato alle opere di carpenteria. Secondo l’azienda, il progetto sarebbe collegato alla realizzazione del ponte sullo Stretto e potrebbe valorizzare la vicinanza con il polo siderurgico di Taranto. La realizzazione dell’hub – è stato spiegato – sarebbe subordinata alla possibilità di garantire la fornitura di acciaio conforme alle specifiche richieste dal progetto e la presenza di un presidio industriale e produttivo in grado di assicurare un collegamento diretto con il cantiere. In presenza di queste condizioni, Webuild avrebbe quindi confermato il proprio interesse all’iniziativa.

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