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Home » Pannelli, costi in salita del 12% Impatto sul settore del mobile
Economia

Pannelli, costi in salita del 12% Impatto sul settore del mobile

Sala StampaDi Sala StampaAgosto 15, 20263 min di lettura
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Pannelli, costi in salita del 12% Impatto sul settore del mobile

Le speranze e l’attenzione dell’industria europea dei pannelli in legno sono rivolte al Trilogo che si terrà in settembre a Bruxelles. Dopo il nulla di fatto dopo la riunione del Consiglio europeo di inizio estate, le imprese italiane ed europee continuano infatti a chiedere alla Ue di escludere l’urea dalle materie soggette al Cbam.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Introdotto lo scorso 1° gennaio, il Carbon Border Adjustment Mechanism è una normativa Ue che introduce una tassa sulle importazioni di materie prime e semilavorati che, per essere prodotti, generano elevate quantità di CO2. Tra queste appunto l’urea, un derivato del gas naturale utilizzato prevalentemente in agricoltura come fertilizzante (per l’85%), ma anche nell’industria del pannello come base per la produzione di colle.

I rincari stimati per l’urea

Il Cbam comporta un rincaro stimato tra i 40 e i 60 euro a tonnellata per ogni anno della fase di transizione e, a regime un impatto cumulato che sale a circa 160-240 euro in più a tonnellata nell’arco di quattro anni. Senza contare la volatilità del prezzo dell’urea stessa, soggetto a quello del gas e dunque a frequenti crisi di approvvigionamento: basti pensare che, in seguito alla chiusura di Hormuz, il prezzo era raddoppiato in appena due mesi, arrivando a 900 euro per tonnellata in aprile, come spiega Paolo Fantoni, presidente di Assopannelli, l’associazione di FederlegnoArredo che rappresenta le aziende del settore in Italia. «Per questo continuiamo a chiedere all’Unione europea di escludere l’urea da questa norma – precisa Fantoni -. È una richiesta che stiamo portando avanti assieme all’associazione europea dell’arredo, Efic, perché l’impatto di questi rincari si sta già facendo sentire sull’intera filiera e quindi anche sulle aziende del mobile. E stiamo cercando di coinvolgere le imprese dell’agroalimentare, anch’esse penalizzate da questa misura».

L’impatto su tutta la filiera

L’aumento della materia prima, e quindi del prezzo delle colle da essa derivate, ha già comportato infatti sensibili incrementi nei costi di produzione per le imprese di pannelli, che in parte hanno assorbito tali aumenti, riducendo i margini di guadagno, in parte hanno rivisto al rialzo i listini, in alcuni casi specificando che i rialzi sono costi addizionali legati al Cbam, nella speranza di poterlo eliminare nel caso di provvedimenti favorevoli da parte della Ue. Ma la sensazione diffusa è che non basti e che, dall’autunno, ulteriori rialzi di listino saranno necessari per compensare l’aggravio dei costi di produzione, dovuti anche all’aumento dei prezzi del gas e dei trasporti in seguito alla crisi in Medio Oriente. Tutto questo, è la preoccupazione delle imprese, in un contesto di mercato non certo favorevole.

L’allarme delle imprese

«Il rischio è compromettere la competitività dell’intera filiera, che peraltro è un fiore all’occhiello del made in Italy, con aziende del mobile che esportano in tutto il mondo – osserva Stefano Saviola, consigliere delegato del Gruppo Saviola che, oltre a produrre pannelli, ha anche una società chimica produttrice di colle -. E tutto per una misura che nasce da un intento giusto e condivisibile, ovvero ridurre le emissioni di CO2, ma per come viene applicato potrebbe mettere in crisi la nostra industria». L’azienda ha stimato che l’incremento del costo di produzione dei pannelli, per la sola parte relativa all’introduzione del Cbam, è stato finora del 3%, con una perdita del margine del 50%. Da settembre, perciò, «dovremo fare qualcosa in più, perché le tensioni sul prezzo dell’urea continuano, a causa anche della guerra in Iran, e più di così noi non possiamo fare per assorbire gli aumenti», aggiunge Saviola.

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