Stati Uniti e Cina. E poi Francia e Germania, Arabia Saudita , Regno Unito e Spagna. Guardando ai maggiori mercati di sbocco della meccanica varia, il 2026 si presenta con numeri in crescita, in qualche caso anche a doppia cifra, come capita per Riad e Pechino.
I dati elaborati dalla Federazione Anima evidenziano una crescita diffusa oltre le attese, arrivando nel primo semestre per la prima volta a superare i 20 miliardi di euro (20,4),con un progresso medio del 2,8% rispetto allo stesso periodo del 2025. Dati esposti in occasione della tappa di Brescia degli Anima Export Days, l’iniziativa dedicata all’internazionalizzazione della meccanica italiana in collaborazione con Maeci e Ice, che dal 28 settembre al primo ottobre sta facendo incontrare le imprese del settore con buyer internazionali selezionati.
Attività di spinta e diversificazione che per le aziende non è una novità, come testimoniato ad esempio dal balzo realizzato in un mercato storicamente secondario come l’Algeria. Qui le vendite semestrali, dopo il +70% del 2025, sono più che raddoppiate, passando da 173 a 428 milioni. A pesare sul risultato sono state soprattutto tecnologie come: turbine a gas (circa la metà dell’export verso il Paese), valvole e rubinetti, ma anche prodotti e apparecchiature in pressione. Anche se si tratta di flussi legati spesso a singole commesse una tantum, il dato evidenzia la capacità delle imprese italiane di intercettare opportunità anche su mercati non tradizionali.
Più in generale, all’interno di un contesto geopolitico sempre più complicato per gli scambi internazionali, i numeri record del primo semestre di Anima restituiscono un quadro mediamente confortante.
Tra i settori, al primo posto restano valvole e rubinetti, anche se la crescita maggiore (+20,7%) è per le turbine. Sul piano geografico, gli Stati Uniti si confermano il primo mercato di destinazione dell’export dei settori Anima, con 2,38 miliardi di euro nei primi sei mesi del 2026, in crescita del 2,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Seguono la Germania, con 1,99 miliardi di euro (+4,8%), e la Francia, con 1,81 miliardi (+2,9%). Accanto ai mercati europei più consolidati, emergono alcune dinamiche particolarmente rilevanti nelle aree extra-Ue, a partire da Cina, Medio Oriente e Nord Africa.











