Gli impianti di Acciaierie d’Italia, ex Ilva, si fermano come «logica conseguenza di un percorso determinato dai vincoli giudiziari intervenuti a partire dal decreto del 27 luglio emesso dal Tribunale di Milano e dalla necessità di gestire la produzione nel rispetto delle scadenze imposte dalla Corte d’Appello di Milano».
La società in amministrazione straordinaria spiega perché a Taranto ha fermato l’agglomerato che prepara i minerali, l’altoforno 2, mettendolo in preriscaldo, e l’acciaieria 2 e ora, entro metà novembre, toccherà anche agli impianti liguri che producono rifornendosi da Taranto.
Riferendosi alle condizioni della Corte d’Appello di Milano nel decreto che ordina la fermata dell’area a caldo entro 90 giorni, ormai prossimi a concludersi, e cioè ridurre le emissioni di polveri sottili PM10 e PM 2,5, senza tuttavia precisare i nuovi limiti, e togliere l’amianto contenuto nei cowpers degli altiforni, AdI dice che «le prescrizioni imposte non erano realizzabili nei tempi concessi». Tuttavia, si spiega, “l’azienda ha lavorato per garantire la continuità produttiva il più a lungo possibile, operando entro il limite dei 90 giorni indicato dalla Corte d’Appello». Così, si rammenta, “sono stati presentati due ricorsi con l’obiettivo di individuare soluzioni che consentissero di proseguire l’attività”.
Respinti i due ricorsi alla Corte d’Appello di Milano
Il primo ricorso, però, é stato respinto l’11 settembre dai giudici di Milano e “anche la seconda richiesta, volta a mantenere i forni in riscaldo almeno fino alla pronuncia della Corte di Cassazione, è stata respinta lo scorso 5 ottobre”. Udienza in Cassazione fissata per il 20 ottobre sui ricorsi straordinari contro il decreto di fermata presentati da Ilva e da AdI.
Pertanto, si sottolinea, «in assenza di ulteriori margini di intervento, l’Amministrazione Straordinaria ha dovuto assumere una decisione dolorosa, ma inevitabile, nel rispetto delle disposizioni ricevute e dei vincoli che regolano la gestione della procedura». Di qui, appunto, la progressiva fermata degli impianti.












