Si muovono i primi passi verso il Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp) e la manovra 2027, con le audizioni nelle commissioni Bilancio congiunte di Camera e Senato. Dalla Corte dei Conti all’Ufficio parlamentare di bilancio, le istituzioni si confrontano sullo stato dell’economia, le previsioni macroeconomiche e le misure necessarie a sostenere la crescita.
Bankitalia: investimenti prioritari per difesa ed energia. In un contesto internazionale instabile, l’economia italiana ha mostrato una tenuta superiore alle attese. Il Pil è cresciuto nella prima parte del 2026 e dovrebbe continuare a espandersi, seppure a ritmi contenuti, frenato dal rincaro dell’energia e dall’aumento dei costi di finanziamento. Restano elevati i rischi legati al conflitto in Medio Oriente, alle tensioni geopolitiche e ai mercati finanziari. Per consolidare la crescita, secondo Bankitalia, è fondamentale migliorare la composizione della spesa pubblica: le nuove risorse per difesa ed energia, così come quelle destinate al sostegno dell’economia, dovrebbero privilegiare gli investimenti rispetto alla spesa corrente, selezionando progetti ad alto rendimento che il settore privato difficilmente realizzerebbe.
La Banca d’Italia avverte inoltre che l’elevato debito pubblico rappresenta un fattore di vulnerabilità in caso di cambiamenti nella propensione al rischio dei mercati. La prudenza di bilancio e le regole europee contribuiscono a mantenere stabili le aspettative degli investitori, ma individuare coperture per contenere il disavanzo permetterebbe di ridurre più rapidamente il rapporto debito-Pil.
Corte dei Conti: documento interlocutorio, manca la programmazione. I magistrati contabili giudicano prudente e attenta ai vincoli europei la cornice delineata dal Dpfp, ma ne sottolineano i limiti: mancano una definizione dettagliata delle politiche settoriali e la quantificazione degli effetti finanziari delle misure previste dalla prossima manovra. Insufficienti anche le indicazioni sulle scelte relative alle spese per energia e difesa, che dovrebbero essere indirizzate prevalentemente agli investimenti. Queste lacune rendono difficile valutare la tenuta complessiva dei conti e la coerenza con le priorità del Governo.
La Corte considera urgente rafforzare l’avanzo primario, previsto al 2,4% del Pil nel 2029, evitando compensazioni generalizzate in caso di shock energetici. Le riduzioni delle accise, pur immediate, sono giudicate costose e distorsive perché non distinguono in base al reddito: meglio interventi mirati a favore delle famiglie meno abbienti e delle imprese più esposte ai costi di trasporto ed energia. La Corte richiama inoltre l’attenzione sulla crescita della spesa per interessi, che aumenterebbe di oltre 20 miliardi nel triennio 2027-2029, raggiungendo il 4,6% del Pil nel 2028-2029. Le prestazioni sociali risentiranno degli effetti dell’inflazione, mentre la spesa sanitaria, pur aumentando in valore assoluto, è prevista in lieve calo rispetto al Pil. Tra le priorità, il completamento delle riforme e degli investimenti del Pnrr e il sostegno a sanità, istruzione, formazione e ricerca.
Upb: margini di bilancio ridotti e stime ottimistiche dal 2028. L’Ufficio parlamentare di bilancio considera plausibili le previsioni di crescita per il 2026-2027, ma lievemente ottimistiche per il biennio successivo. Stima un aumento del Pil dell’1,1% nel 2026, dello 0,8% nel 2027, dello 0,7% nel 2028 e dello 0,6% nel 2029. Il debito rispetto al Pil inizierebbe a scendere soltanto nel 2029, un anno dopo quanto previsto dal Governo.
Secondo l’Upb, i margini per nuove misure sono limitati e, dal 2027, eventuali interventi aggiuntivi dovrebbero essere compensati con tagli di spesa o maggiori entrate. L’utilizzo integrale delle risorse disponibili riduce inoltre la capacità di rispondere a shock imprevisti. Attenzione anche alle maggiori spese per la difesa oltre il 2028: senza coperture, potrebbero tradursi in disavanzi e debito più elevati. L’effetto espansivo complessivo della manovra sul Pil è stimato in 0,3 punti percentuali.
Istat: energia e inflazione minacciano crescita e redditi. L’Istat segnala che un rallentamento della discesa dei prezzi energetici potrebbe ridurre la crescita del Pil di 0,2 punti nel 2027 e di 0,4 nel 2028. L’inflazione in ripresa richiede attenzione alle retribuzioni: nel 2026 gli aumenti contrattuali sono stimati al 2,5%, contro un’inflazione acquisita del 3%. Il deficit scenderebbe dal 3,1% del Pil nel 2025 al 2,9% nel 2026, ma la spesa per interessi salirebbe dell’11%, al 4,2% del Pil.
Il Cnel, infine, sostiene che crescita e risanamento debbano procedere insieme, attraverso riforme e una flessibilità europea mirata, in un quadro internazionale che impone prudenza.











