«Credo che oggi bene la tenuta dei conti perchè ci presenta meglio al mondo. Ma noi abbiamo bisogno che non si pensi a una legge di bilancio di spezzatino o di mance, Quello che non può permettersi il Paese è non avere una politica industriale. Lo abbiamo chiesto l’anno scorso, lo chiederemo quest’anno: meglio poche cose ma con una visione a lungo termine». Dal palco dell’Education & Open Innovation Forum di Confindustria “L’Odissea delle Intelligenze” in corso a Taormina, il numero uno di Viale dell’Astronomia, Emanuele Orsini, lancia un appello al governo impegnato a trovare una non facile quadra sulla prossima legge di Bilancio.
Orsini: Pnrr sta terminando, occorre spingere sugli investimenti
Per Orsini le priorità sono chiare e il presidente di Confindustria le mette in fila con la consueta chiarezza. «Siamo consapevoli che il Pnrr sta terminando, abbiamo bisogno di spingere gli investimenti, quindi con l’iperammortamento, spingere sulla Zes unica, siamo in un territorio dove la Zes è stata utilizzata, si è speso bene, ha generato investimenti, nuovi posti di lavoro, anche per questo siamo qua». Altro tema importante, chiarisce ancora, «è quello delle aggregazioni delle piccole imprese, è un tema di produttività, quindi abbiamo bisogno di farle crescere, se le mettiamo insieme riusciamo a farle andare più forte».
C’è poi un aspetto che il presidente di Confindustria giudica cruciale. «L’altra cosa è saper attrarre i fondi pazienti. Sappiamo che i fondi pensione hanno 440 miliardi di investimenti e ci sono 1.500 miliardi di depositi degli italiani non investiti e quindi fare un progetto dove sappiamo attrarre gli investimenti per continuare a fare ciò di cui abbiamo bisogno: crescita, sanità e scuola», ha sottolineato il presidente di Confindustria.
Maggiore spinta su formazione e competenze
Oltre a investire su beni strumentali con l’iperammortamento, servono poi anche investimenti in legge di bilancio sulla formazione, per creare le competenze necessarie alle imprese. «L’iperammortamento è una buona misura per sostenere il paese, ma la parte importante è quella della formazione», che «è un problema perché sempre di più le nuove tecnologie hanno bisogno di specializzazioni importanti e con quello che arriverà, perché poi sempre di più stiamo vedendo queste nuove tecnologie, dall’intelligenza artificiale, al quantum, agli umanoidi che saranno presto comunque all’interno dei nostri mercati, noi dobbiamo essere pronti a saperli utilizzare», ha specificato Orsini, aggiungendo che «dobbiamo fare in modo che i giovani siano attratti dalle imprese, dall’industria. Dobbiamo mettere al centro il merito, quindi ringrazio anche Riccardo Di Stefano (il vicepresidente di Confindustria con delega all’Education e all’Open Innovation, ndr) e questa terra meravigliosa per la seconda edizione del Forum. Io credo che i capitoli fondamentali sono quelli di poter attrarre i ragazzi e fare in modo che ci sia un saldo positivo con quelli che vanno all’estero anche per imparare, non negativo del non rientro».
Ets: bene aver ammorbidito, ma siamo ancora lontani da quello che serve
Il numero uno di Confindustria torna sul via libera, appena arrivato dal Parlamento Europeo, sui nuovi parametri del sistema Ets per il periodo 2026-2030, con l’obiettivo di offrire maggiori quote gratuite all’industria: è positivo, spiega Orsini, «aver aperto un po’ la finestra, però oggi noi siamo ancora molto lontani da quello che serve all’industria europea, perché oggi un mercato unico europeo dell’energia e non è più derogabile, non possiamo pensare di non comprare energia libera in Europa». «Sull’Ets c’è stato un ammorbidimento», aggiunge, ma si è discusso «sulle virgole» e «io ho avuto la sensazione del fatto che comunque si faccia politica ancora con l’ideologia» mentre «noi non possiamo pensare di fare politica sulla pelle degli imprenditori europei, perché il vero tema è che oggi su alcuni capitoli o ci si ferma, si fa una riflessione, perché stiamo giocando con regole tutte nostre e nessuno ovviamente ne tiene conto», ha continuato Orsini, sottolineando che «la verità è che oggi noi dobbiamo mettere al centro il fatto che abbiamo deindustrializzato l’Europa per scelte sbagliate, non abbiamo messo la parola neutralità tecnologica al centro, che è fondamentale».











