Oltre 8mila euro in più di carburante in otto mesi. È l’aggravio calcolato dalla sezione Trasporti di Confindustria Catania per un mezzo pesante che percorre 100mila chilometri l’anno. Per le imprese siciliane che spediscono le merci sul continente al conto del gasolio si aggiunge quello della nave. Secondo l’associazione, gli armatori trasferiscono sui noli sia gli aumenti del carburante sia gli oneri dell’Ets, il sistema europeo delle quote di emissione.
A pagare questo costo è un territorio che ha costruito filiere ad alta tecnologia attorno a grandi stabilimenti, Pmi, università e centri di ricerca. Il valore aggiunto dell’economia catanese è cresciuto del 7,83% nel 2023 e del 3,14% nel 2024, secondo il Centro Studi Tagliacarne ma sulle imprese pesano anche le carenze dei collegamenti tra aree industriali, porti e ferrovie e i costi dell’energia, mentre la transizione ambientale richiede nuovi investimenti.
È questo lo spaccato che emerge dal rapporto consegnato ieri dalla presidente di Confindustria Catania, Maria Cristina Busi Ferruzzi, al ministro Tommaso Foti, durante l’incontro pubblico per il centenario dell’associazione al Monastero dei Benedettini. Il dossier riprende una stima della Regione Siciliana di circa 7 miliardi di euro l’anno per il costo complessivo dell’insularità. Gli industriali chiedono un tavolo permanente tra Governo, Regione e istituzioni europee, un fondo per la transizione delle imprese insulari alimentato anche dai proventi Ets e il pagamento dei contributi al trasporto combinato strada-mare. Foti richiama la strategia europea per le isole e avverte: «Noi dobbiamo stare molto attenti a non cadere negli aiuti di Stato».
In Sicilia le imprese coinvolte nella Zes unica sono salite da 1.582 nel 2024 a 2.353 nel 2025, con oltre 1,5 miliardi di investimenti e richieste di credito d’imposta per circa 837 milioni nell’ultimo anno. Confindustria chiede una Zes stabile e riservata al Mezzogiorno e una nuova Decontribuzione Sud finanziata con i fondi di coesione. «Non chiediamo privilegi, ma pari opportunità», ha detto Busi Ferruzzi. «La Zes unica ha due aspetti: uno la semplificazione normativa, l’altro il credito d’imposta», ha detto Foti. «Non c’è alcun problema sul tenere le risorse al Sud», ha aggiunto, indicando 2,4 miliardi nel disegno di legge di bilancio, 100 milioni in più dell’anno precedente.
«Lo sbocco naturale dei prossimi investimenti è il Sud Italia, perché il Nord non ha più spazio. La Sicilia può diventare un hub nazionale, ma anche europeo, dell’energia», ha detto Foti. Il ministro ha richiamato i consumi di energia e acqua dei data center e ha indicato nei progetti di filiera regionali e macroregionali una via per accedere ai 360 miliardi che il quadro finanziario Ue 2028–2034, secondo Foti, prevede per la competitività, con ricadute anche per le Pmi.








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