«A mio parere, il cambiamento più importante che deriverà dall’accordo raggiunto tra Unione europea e India sarà nell’attitudine dei due partner uno verso l’altro. C’è sempre stata un po’ di diffidenza reciproca, mentre ora diventiamo partner strategici». Alessandro Giuliani è presidente della Camera di commercio italiana a Mumbai, parte della rete di Assocamerestero, e non ha dubbi sulle potenzialità che si apriranno per le imprese italiane grazie all’accordo di libero scambio siglato la scorsa settimana tra la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, e il primo ministro indiano, Narendra Modi, che riduce fortemente o elimina le tariffe doganali su gran parte dei prodotti venduti tra i due Paesi.
A patto di agire subito, anche se probabilmente ci vorranno ancora del tempo prima dell’entrata in vigore, dato che l’accordo deve essere definito nei suoi dettagli, ratificato dagli Stati membri della Ue e dalle autorità indiane.
Accordo in vigore dal 2027, vantaggi da subito
«Conoscendo le complessità dei due partner, credo che la sua attuazione concreta partirà il prossimo anno, tuttavia gli effetti si vedranno già nel corso di quest’anno, per cui le aziende italiane ed europee devono cominciare immediatamente a studiare il mercato, le strategie da attuare e gli investimenti da pianificare», aggiunge Giuliani.
La prima cosa da fare è cambiare l’approccio che, storicamente, molte aziende hanno avuto – sebbene non manchino alcune eccezioni di successo. «È sbagliato avvicinarsi all’India come se fosse un altro Paese: l’India è un altro mondo – spiega il presidente -. Se un’azienda decide di lavorare qui, deve adattare tutto, non soltanto il prezzo che, anzi, spesso è un non problema, perché i consumatori benestanti sono molto sensibili alla qualità e quindi sono anche disponibili a pagare di più per avere un buon prodotto. Ma è una nazione che conta 29 stati con normative, culture e attitudini diverse, quindi il primo errore è affrontarla come se fosse un unico mercato». È fondamentale avere persone italiane, con attitudine a mercati diversi, che vadano lì e si stabiliscano, ma al tempo stesso occorre trovare un partner locale affidabile.
Strategia a lungo termine
«Serve una visione almeno a cinque anni – aggiunge Giuliani – e questo aprirà un mercato davvero illimitato, in cui sono ancora pochi i brand esteri affermati e che conta una popolazione di quasi 1,5 miliardi, di cui 800 milioni forse non sono il target principale delle nostre aziende, ma restano quasi 300 milioni di persone, ovvero quante l’Europa intera, con un potere di acquisto interessantissimo». E con un’età media di 29 anni, per il 34% concentrati nelle aree urbane: megalopoli che funzionano come mercati a sé (ad esempio Delhi e Mumbai, con 34,7 milioni e 22,1 milioni di residenti rispettivamente, o Bangalore e Calcutta con 14 e 15 milioni) e che concentrano ricchezze enormi (Hyderabad, con 11 milioni di abitanti, è nella top five delle città globali per numero di miliardari residenti).








