Dove si nutrono davvero grandi aspettative è nel settore dei vini e dei distillati. Settori finora molto penalizzati dai pesantissimi dazi all’ingresso: si parla di percentuali di imposizione fino al 150% e che, con l’accordo, adesso scenderanno gradualmente (nel giro di 7-8 anni) fino ad avvicinarsi alla soglia del 20%.
In questo modo si aprirebbe per il vino e gli spirits italiani davvero una prateria sconfinata. Basti pensare che, a causa dei dazi elevati, lo scorso anno in India sono arrivati vini europei per circa 7 milioni di euro. E ad appena a 2 milioni è ammontato il fatturato in India dei vini italiani su un giro d’affari totale all’export di 8 miliardi.
«Questa partnership – ha commentato il presidente dell’Unione italiana vini, Lamberto Frescobaldi – offre una possibilità commerciale in un mercato con una classe media in rapida ascesa, ma soprattutto rappresenta una reazione chiara e positiva dell’Ue alle tensioni geoeconomiche sofferte dal Vecchio Continente. Il vino italiano ha estremo bisogno di politiche commerciali aperte per diversificare maggiormente un raggio di azione ancora limitato, se si considera che il 60% del proprio export è concentrato in soli 5 Paesi. Questo accordo, come quello con il Mercosur – per cui auspichiamo l’applicazione provvisoria – è perciò importante e dimostra l’importanza della diplomazia del business».
«La firma dell’accordo di libero scambio con l’India – ha commentato il presidente di Federvini, Giacomo Ponti – rappresenta un traguardo di straordinario valore per i nostri comparti e per l’economia europea nel complesso. Esprimiamo soddisfazione per l’impegno profuso dalla Commissione Europea nel rimuovere barriere che, per decenni, hanno reso le nostre produzioni marginali in un mercato dalle ampie prospettive di sviluppo. La riduzione progressiva dei dazi, che scenderanno fino al 20-30% nell’arco di sette anni, restituisce finalmente competitività ai nostri prodotti. In uno scenario internazionale segnato da instabilità e necessità di diversificazione, l’apertura dell’India costituisce una direttrice di crescita strategica per la resilienza della nostra filiera».
Dove la soddisfazione rasenta l’entusiasmo è all’associazione dei produttori di distillati e grappe. «Grazie alla riduzione dei dazi sugli spirits dal 150% al 40% prevista dall’accordo – hanno commentato ad Assodistil – saranno favorite le importazioni di distillati e liquori dai Paesi UE verso l’India, Paese contraddistinto da elevati consumi di bevande spiritose (oltre 23 miliardi di dollari) ed in particolare di distillati come Whisky, Brandy e Rum che rappresentano l’80% delle vendite. L’India vanta, inoltre, una classe media giovane ed orientata ai prodotti di qualità premium e super-premium, è evidente che questa situazione apre opportunità per i prodotti di eccellenza del made in Italy, come Grappa IG e Brandy Italiano IG, che si distinguono per qualità, forte identità e legame col territorio, tutte caratteristiche particolarmente apprezzate dai consumatori indiani».








-U38357646222uzp-1440x752@IlSole24Ore-Web.jpg?r=1170x507)

