Con il suono a festa, alle 23.59 di ieri, 3 ottobre, delle campane della Basilica di san Francesco sono iniziate, ad Assisi, le celebrazioni per il patrono d’Italia, nell’ottocentenario della sua morte. Partecipa il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha parlato alla Nazione dalla Loggia del Sacro Convento. Ospiti della festa sono quest’anno tutte le Regioni e non solo una come tradizione. L’Umbria ha offerto l’olio per la lampada sulla tomba del santo accesa dal sindaco di Assisi Stoppini.
Zuppi: «La guerra non è un destino»
«In questa stagione siamo tentati e sedotti dalla cultura della potenza, volgare e invadente, ingannevole, frutto di enfasi mal riposte e di sfacciati ed enormi interessi economici, di nazionalismi che rovinano le nazioni, di campagne che creano il nemico invece di cercare quello che unisce». Lo ha detto il cardinale Matteo Zuppi: «Il suo e il nostro – aggiunge – è un mondo segnato da guerre, terribili» ma «Francesco ci ricorda che la guerra non è un destino. Non c’è tempo da perdere, il divisore imbroglia e fa credere che troviamo la pace con le armi e non con il dialogo e il diritto».
Mattarella: «Il mondo si illumini e indichi via della pace»
Sulla stessa lunghezza d’onda il capo dello Stato, Sergio Mattarella: «In questi tempi segnati da guerre insensate e crudeli, da tanta violenza, manipolazione, arroganza, come ha detto, giorni fa, Leone XIV, l’auspicio è che il sole di Francesco possa illuminare il mondo, convertire le menti indurite dall’odio, indicare la via della pace, della speranza, della serena, fraterna convivenza». Mattarella ha aggiunto: «Oggi terribili conflitti insanguinano tante parti del mondo, e addirittura da alcune parti si tornano a benedire le armi e a porre gli eserciti sotto insegne religiose: Francesco ci insegna che non c’è colpa maggiore di quella di uccidere altri uomini in nome di Dio. Non renderemmo giustizia al santo di Assisi se la sua figura fosse esaurita in quella di un ecologista, pacifista e operatore caritatevole ante litteram». «La sua povertà, così cercata e desiderata, fu rottura concreta con l’idolatria del denaro; la sua umiltà non aveva nulla di ingenuo, nasceva da una sete esigente di verità; la sua obbedienza non fu remissività, ma una faticosa, ponderata ricerca delle ragioni superiori dell’unità del popolo cristiano e della Chiesa».
Meloni: un italiano che ha forgiato l’identità di un popolo
Per la premier Meloni «Oggi celebriamo il nostro Patrono, San Francesco, il più amabile, il più poetico e il più italiano dei nostri santi. Oggi ricordiamo un uomo che ha lasciato tutto per trovare tutto, un Santo che ha insegnato al mondo la gioiosa semplicità dell’amore, un italiano che ha forgiato l’identità di un intero popolo».
Tajani: Francesco ricorda l’importanza di costruire ponti
«A 800 anni dalla morte di San Francesco d’Assisi, il suo messaggio di fede, di pace, fraternità e rispetto continua a parlare all’Italia e al mondo. In un tempo ancora segnato da guerre, conflitti e divisioni, il suo esempio ci richiama all’importanza di costruire ponti, promuovere il dialogo e prenderci cura gli uni degli altri», lo scrive il vicepremier Antonio Tajani in un post su X.








