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Addio al mito della “grande famiglia”: l’Italia è un Paese di singles

Sala StampaDi Sala StampaFebbraio 18, 20266 min di lettura
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Addio al mito della “grande famiglia”: l’Italia è un Paese di singles

Gli italiani sono da sempre considerate persone socievoli ed estroverse, abituate a lunghi pranzi o cene, circondate da grandi famiglie ricche di numerosi parenti, ma forse questo stereotipo deve adattarsi alla realtà dei dati che riguardano la Penisola. Non è una novità che la demografia italiana sia in grave crisi, con una popolazione principalmente anziana e una scarsa natalità che, presto o tardi, rischiano di far implodere il sistema pensionistico e l’economia dello Stivale; c’è però un aspetto che non viene considerato e può essere collegato a quello demografico: la socialità.

Nel 2024, una famiglia era composta in media da 2.2 componenti, ma è necessario guardare anche i dettagli e il passato per comprendere come siano cambiate le dinamiche demografiche del Bel Paese. Innanzitutto, la media può fornire solamente un’informazione approssimativa su un determinato fenomeno e scomporla ci aiuta a comprendere meglio come siano composte le famiglie: nell’anno in esame, il 36% delle famiglie è costituito da una persona sola, il 28% da due persone, il 18% da tre persone e il 14% da quattro persone – i valori in esame ammontano al 96% dell’intero campione e il 4% rappresenta le famiglie con cinque persone o più.

È opportuno evidenziare che per famiglia unipersonale si intendono non solo i single, ma anche i separati, i divorziati e i vedovi, mentre per famiglie composte da due membri solitamente si fa riferimento alle coppie senza figli, ma possono rappresentare anche un genitore convivente con un figlio. Generalmente, con famiglia non unipersonale si intende un nucleo sociale rappresentato da due o più componenti che vivono nella stessa abitazione e condividono vincoli di matrimonio, affettivi, di parentela o di affinità – legame giuridico che unisce un coniuge con i parenti dell’altro coniuge.

Il dato è ancora più significativo se messo in relazione ai valori passati: i numeri dell’Istat arrivano fino al 2029 e ci permettono di evidenziare un notevole incremento nelle famiglie unipersonali e una diminuzione di quelle costituite da tre o quattro persone; la famiglia composta da due persone – principalmente coppie senza figli – è pressoché costante. Nel 2009, il 28% delle famiglie intervistate era composto da un singolo individuo, contro il 36% del 2024, cioè 8 punti percentuali in più, registrando un aumento relativo del 30% rispetto al primo anno studiato, mentre le famiglie composte da due persone sono rimaste stabili, attestandosi tra il 27% e il 28% nel corso dei quindici anni. Si inizia a osservare un trend decrescente quando si analizzano le famiglie composte da tre membri: se nel 2009 esse costituivano circa il 21% del campione, nel 2024 si è scesi sotto il 18%; la discesa è ancora più ripida se si osserva le famiglie con quattro persone, passate dal 18% al 13.5% dei nuclei familiari intervistati.

Vedere tale incremento nelle famiglie unipersonali ci spinge ad approfondire la questione, ma è possibile farlo limitatamente ai dati dal 2015 al 2024, sempre forniti da Istat. A livello di fasce di età, sono gli over 65 coloro che evidenziano una maggiore solitudine: quasi un anziano su due del campione intervistato dichiara di vivere da solo e il risultato non ci sorprende, visto che è la loro categoria quella dove la morte del proprio partner è più presente, rendendo una famiglia composta da due membri in una unipersonale. Vivere da soli non è chiaramente sinonimo di solitudine e tristezza, infatti i dati in esame non dicono nulla di relativo alla soddisfazione della propria vita.

Un altro fattore importante è che spesso, una volta persa la propria compagna o perso il proprio compagno, più l’età è avanzata e più è difficile che una persona inizi una nuova esperienza di convivenza o matrimonio. Il fenomeno potrebbe, insieme al minor rischio di morte nelle fasce precedenti, spiegare perché mano a mano che l’età cresce le probabilità di essere in una famiglia unipersonale sembrano aumentare.

Il fenomeno della socialità è particolarmente legato a quello demografico: una minore partecipazione sociale impedisce la creazione di rapporti che possono trasformarsi in relazioni e possibili famiglie. L’Istat ci fornisce i dati relativi all’uso del tempo degli italiani, permettendoci di analizzare vari fenomeni, tra cui quelli legati ai momenti dedicati ai propri amici e lo studio che ne emerge mostra come gli incontri giornalieri siano in grande diminuzione: nel 2001 il 77% degli intervistati vedeva i propri amici ogni giorno, ma nel 2024 a farlo è solamente il 33% del campione; in discesa anche coloro che dedicano a queste ricorrenze più di un giorno alla settimana, passando dall’85% del 2001 al 77% del 2024.

Tutte le altre tipologie di frequenza, più sparse nel tempo, sono invece aumentate nel ventennio analizzato: chi dedica un solo giorno alla settimana alla socialità con i propri amici è passato dal 56% al 65%, chi lo fa qualche volta al mese dal 42% al 63%, chi lo fa qualche volta l’anno dal 20% al 38% e, infine, chi non incontra mai i propri amici è passato dal 12% al 18%. In generale, è possibile affermare che le persone in Italia tendano a vedere meno spesso i propri amici, passando da incontri quotidiani a più saltuari, spesso anche solamente qualche volta l’anno.

I dati analizzati mostrano solamente una parte di ciò che c’è dietro la realtà demografica e sociale in Italia, ma evidenziano come le persone sole siano aumento dal 2009 a oggi e che i maggiori interessati dal fenomeno siano gli anziani, principalmente per motivi biologici legati alla morte del proprio partner, ma anche alla tendenza a non risposarsi o non cominciare una convivenza mano a mano che l’età si fa sempre più alta.
L’andamento crescente delle persone sole può far riflettere sulle dinamiche sociali degli italiani e l’analisi del tempo dedicato alla frequentazione con i propri amici mostra che sono sempre meno coloro che decidono di vedere i propri conoscenti quotidianamente e sempre di più quelli che lo fanno qualche volta al mese o qualche volta l’anno. Le ragioni alla base di questo trend non sono di facile interpretazione e difficilmente possono essere ricondotte esclusivamente a scelte consapevoli: una riduzione del tempo libero dovuta agli impegni lavorativi, l’impatto degli smartphone e delle tecnologie digitali sulle modalità di socializzazione o, ancora, la presenza della stessa tendenza nel resto del mondo sono tutti elementi che meriterebbero un ulteriore approfondimento.

Per approfondire.

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