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Home » Antik Batik «riconquista» l’Italia partendo da Milano
Stili di Vita

Antik Batik «riconquista» l’Italia partendo da Milano

Sala StampaDi Sala StampaGiugno 1, 20264 min di lettura
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Antik Batik «riconquista» l’Italia partendo da Milano

Poesia. È la parola preferita di Gabriella Cortese: la usa non per indicare singoli componimenti bensì mondi, concreti e sognanti allo stesso tempo. In primis c’è il suo, di universo, creativo e imprenditoriale: nel 1992, da giovane emigrata italiana (torinese, per la precisione) in Francia, fondò il marchio di accessori e poi abbigliamento Antik Batik.

Erano passati pochi anni dal suo arrivo a Parigi, che all’epoca, per la moda, era ancora più competitiva rispetto a oggi, perché Milano non l’aveva ancora sfidata né raggiunta come capitale europea e forse globale del pret-à-porter. «Credo sia accaduto a diversi creativi o comunque persone appassionate di moda: mi resi conto che non esisteva un marchio che mi rispecchiasse o con il quale sentissi forti affinità. All’epoca – racconta Gabriella Cortese – non erano in molti a vedere nel fatto a mano, nelle culture tessili e nelle tecniche artigianali di Paesi lontani una vera opportunità. Io ero rimasta colpitissima da quello che avevo visto nei miei viaggi, in particolare in India, e pensai di far incontrare due universi, due dimensioni di vita: da una parte le tradizioni indiane e quell’approccio all’abbigliamento e agli accessori, dall’altra il mio stile di vita di abitante di una grande città europea, che però si sentiva cittadina del mondo».

C’è un tocco di poesia – o forse di magia – anche nel percorso di formazione di Gabriella Cortese: nata nel 1965, per molti anni studiò danza classica e quando si trasferì a Parigi lavorò per qualche tempo al Crazy Horse, frequentando contemporaneamente la Sorbona e scoprendo che la sua vena creativa poteva trovare uno sbocco nella moda, legata a sua volta alla passione per i viaggi.

Il nome del marchio scopre da subito le carte, potremmo dire: «In India e in Nepal entrai in contatto con gli artigiani locali e cercai di comprendere e magari apprendere tecniche di ricamo, tessitura e in particolare di batik. Da queste esperienze nacque Antik Batik – racconta la creativa e imprenditrice –. Fin dall’inizio mi fu chiaro che la produzione dovesse restare artigianale e sono orgogliosa di poter dire che lavoro da oltre trent’anni con gli stessi atelier e sento il valore etico e solidale di questa scelta, perché l’artigianato è in pericolo in tutto il mondo. Manca il passaggio generazionale, persino in India, e non viene compreso fino in fondo il valore culturale e storico del fatto a mano. Con Antik Batik credo di aver mostrato la vivacità e le potenzialità delle tecniche artigianali: nel marchio c’è molto di me, del mio gusto, del mio stile di vita. Non ho semplicemente attinto o, peggio, copiato, ciò che si crea in loco. C’è una sorta di osmosi creativa tra il mio team e gli artigiani con i quali lavoriamo».

Accanto al monomarca di Parigi, Antik Batik ha appena riaperto lo spazio stagionale di Saint Tropez e ce ne sono altri due, sempre per i mesi più caldi, a Marbella e a Mykonos. Ma in 34 anni Gabriella Cortese ha costruito una rete distributiva nei multimarca di diversi Paesi europei e nei department store americani e cinesi, affiancata dall’e-commerce diretto, che oggi assorbe circa il 40% delle vendite. Poi ci sono iniziative come quella appena avviata a Milano, con la presenza con una capsule da Biffi, in corso Genova, frutto dell’incontro con Carla Cereda, che porta avanti il progetto della famiglia Biffi di multimarca di ricerca e qualità. «Siamo e resteremo un marchio di nicchia e continuo a seguire ogni cosa, lo ammetto: è il prezzo dell’indipendenza e un modo per non tradire me stessa – aggiunge la fondatrice –. L’artigianato ha un valore sociale, come ho detto, ma anche economico e il nostro posizionamento lo riflette. Antik Batik non è però un marchio del lusso nel senso più diffuso del termine. Per quanto aumentino le materie prime e altri costi, mi rifiuto di alzare i listini di stagione in stagione: se il prezzo cambia è perché deve esserci qualcosa di autenticamente nuovo o di maggior qualità».

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