Non è un fenomeno nuovo in Europa: oggi se ne parla di più e c’è una maggiore sensibilità sul tema, perché all’aumento di importazioni di mobili dalla Cina si è aggiunto anche un forte calo delle esportazioni, che nei primi sette mesi dell’anno sono diminuite, per l’Italia, del 17,7% rispetto a luglio 2025.
La concorrenza dei prodotti cinesi sul mercato Ue – agguerrita sui prezzi e spesso sleale – è iniziata tuttavia diversi anni fa e ha creato non poche difficoltà ai produttori europei, in particolare in Germania, Francia e anche in Polonia, dove la gran parte della produzione nazionale è posizionata sul segmento medio.
L’impatto sul made in Italy
L’Italia, finora, sembrava essere rimasta al riparo, grazie a un sistema produttivo specializzato soprattutto nel design e nell’alto di gamma. Finora, appunto. Perché i dati di FederlegnoArredo sulle importazioni di mobili dalla Cina nel primo semestre fanno suonare più di un campanello d’allarme. Apparentemente, infatti, il dato sembra innocuo: il nostro Paese ha infatti importato tra gennaio e giugno di quest’anno prodotti per un valore di 1,1 miliardi di euro, una quota bassa sul totale di importazioni Ue (15,4 miliardi) e soprattutto in calo dell’1% rispetto al primo semestre del 2025. «Ma dietro questo dato cumulato si nascondono picchi registrati nei mesi di aprile, giugno, luglio e agosto, con incrementi rispettivamente del 19,6%, del 9%, del 20% e del 42%», osserva Claudio Feltrin, presidente della federazione.
Non solo: nello stesso periodo sono aumentate le importazioni di prodotti della filiera legno-arredo da altri Paesi asiatici, in particolare dal Vietnam, che lasciano pensare a fenomeni di triangolazione, soprattutto per alcune categorie (come i pavimenti in legno) su cui è entrata in vigore lo scorso anno una misura antidumping verso la Cina. Un altro indizio è il forte aumento di importazioni della filiera (+62,4%) registrato dai Paesi Bassi, dove si trova lo strategico porto di Rotterdam.
L’aumento dei volumi in entrata
Ma soprattutto, Feltrin invita a guardare e interpretare i dati sulle quantità in entrata: tra gennaio e luglio 2026, a fronte di un calo del 2,5% nei valori, l’Italia ha infatti importato dal Paese asiatico il 9,4% in più dei volumi. Elemento che solleva un altro tema, altrettanto e forse più grave: «Siamo di fronte a una concorrenza sleale, che rischia di mettere in ginocchio le nostre aziende già gravate dall’aumento dei costi produttivi per il caro energia – dice Feltrin -. La nostra filiera è sotto attacco in tutta Europa, come già è accaduto per l’automotive: molte aziende cinesi commercializzano in Europa prodotti, anche di buona qualità, a prezzi bassissimi, impossibili da praticare se, alle spalle, non avessero un governo che copre le perdite».




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