A marzo si verifica ad esempio il primo strappo verso l’alto dei prezzi alla produzione, che rispondono in modo puntuale all’avvio della guerra di Usa e Israele in Iran, impennandosi soprattutto nella componente energetica. L’indice di riferimento si porta così ai livelli massimi dall’inizio del 2023.
Così, nelle rilevazioni Istat, i prezzi alla produzione dell’industria aumentano del 4,4% su base mensile e del 4,2% su base annua (era -2,7% a febbraio).Mentre in generale l’export extra-Ue cresce di oltre quattro punti, l’effetto della crisi di Hormuz è un quasi dimezzamento nei confronti dell’area del Golfo, in valore assoluti un calo di 800 milioni che va a penalizzare comparti specifici, come ad esempio quello delle valvole per il settore Oil & Gas.
Altri dati non brillanti sono quelli legati alla fiducia (aprile), orientati mediamente al ribasso, con l’indice dei consumatori in discesa a 90,8, il dato più basso degli ultimi tre anni, da gennaio 2023.
Tra i consumatori si evidenzia in generale un diffuso peggioramento delle opinioni, soprattutto di quelle sulla situazione economica del Paese: il clima economico si riduce da 88,1 a 82,7, il clima futuro scende da 85,3 a 82,5, quello personale cala da 94,2 a 93,8 e il clima corrente diminuisce da 98,0 a 96,9. Brusco, in particolare, il passo indietro sulle attese in relazione alle situazione economica dell’Italia, dove il saldo tra pessimisti e ottimisti peggiora e vede i primi prevalere ampiamente (saldo da -70 a -84) con il peggior dato dai tempi del Covid, marzo 2020.
Con riferimento alle imprese, la fiducia cala a 95,2 il dato più basso dopo ottobre 2025 (era a 94,4).






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