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Home » Auto, lo share delle elettriche supera l’8% con il bonus ma il rischio è lo stallo
Economia

Auto, lo share delle elettriche supera l’8% con il bonus ma il rischio è lo stallo

Sala StampaDi Sala StampaAgosto 14, 20263 min di lettura
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Auto, lo share delle elettriche supera l’8% con il bonus ma il rischio è lo stallo

Se un bilancio dell’impatto degli incentivi auto per le motorizzazioni elettriche si deve fare, allora vanno precisate due cose: l’ecobonus varato a ottobre ha spinto la quota dei modelli elettrici, fino a superare il 10% del mercato delle autovetture nuove a giugno e ad assestarsi all’8,4% nel semestre, tre punti sopra alla quota del 2025; gli incentivi inoltre hanno perlopiù favorito modelli prodotti da case cinesi, Leapmotor soprattutto, distribuita da Stellantis, che a Torino produce la Fiat 500 elettrica.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Il punto è capire come “far tesoro” di questo sprint, come poter incidere sulle scelte dei consumatori e come recuperare il gap pesante che caratterizza il mercato domestico dell’elettrico rispetto alla media dei mercati europei. Gli incentivi dell’autunno 2025, consumati nell’arco di un giorno, hanno generato nel primo semestre dell’anno 35mila immatricolazioni in più rispetto al 2025, che sommate ai volumi aggiuntivi di novembre e dicembre scorso, raggiungono le 50mila unità stimate. La quota di immatricolazioni di elettriche nel primo semestre dell’anno ha raggiunto uno share dell’8,4% contro il 5,2% di un anno fa. Questi numeri rappresentano l’impatto che la misura ha generato.

Il rischio però è che percentuali e volumi si diluiscano con il passare dei mesi, come già l’andamento di luglio sembra annunciare. Il mese scorso le vetture elettriche si sono infatti riposizionate su valori ordinari, attestandosi al 5,9% delle registrazioni, in crescita di un solo punto rispetto al 4,9% di luglio 2025.

Quale dunque la ricetta per sostenere in maniera più efficace la domanda di elettrico sul mercato italiano? Per Unrae (case produttrici estere), «il punto critico in questo momento è l’assenza di incentivi all’acquisto di vetture elettriche pure da parte dei privati, soprattutto considerando il forte ritardo del nostro Paese rispetto al resto d’Europa» scandisce il presidente Roberto Pietrantonio. Servono interventi su misura e i 250 milioni di fondi per l’automotive, deviati su altre partite, potrebbero tornare utili anche se, in tempi di prezzi pesanti per diesel e benzina, l’urgenza sembra quella di destinare risorse al mercato dei motori tradizionali per ridurre l’impatto su prezzi alla pompa e inflazione.

Per Motus-E, «il ritardo sull’elettrico e l’andamento a strappi del mercato, confermato dalla recente corsa all’ecobonus per i veicoli commerciali, riflette le difficoltà incontrate nella pianificazione di strumenti incentivanti chiari e prevedibili» evidenzia il presidente Fabio Pressi. Servono dunque misure strutturali, di sistema, per sostenere la transizione o quantomeno allinearsi ai principali mercati europei. A iniziare dalla leva della fiscalità. «Per ridare fiducia e stabilità al mercato, non è più rinviabile almeno una profonda revisione della fiscalità sulle auto aziendali», aggiunge Pressi. Serve in Italia rendere più conveniente per imprese e partite Iva «scegliere un veicolo elettrico, intervenendo in modo coordinato su deducibilità, detraibilità dell’Iva e fringe benefit».

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