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Home » Auto, perché Stellantis vuole portare le aziende dell’indotto in Algeria
Economia

Auto, perché Stellantis vuole portare le aziende dell’indotto in Algeria

Sala StampaDi Sala StampaFebbraio 3, 20264 min di lettura
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Auto, perché Stellantis vuole portare le aziende dell’indotto in Algeria

L’incontro tra Stellantis e un centinaio di imprese dell’indotto auto il 2 febbraio a Torino, per valutare le opportunità in Algeria arriva in una fase assai delicata per l’industria automotive italiana, stretta tra i volumi produttivi ancora bassi e la crisi che sta attraversando l’intera Europa dell’auto, alle prese a sua volta con un mercato strutturalmente ridimensionato rispetto al 2019 e una politica di decarbonizzazione incerta. «Stiamo implementando l’ecosistema industriale in Algeria e vogliamo offrire alle aziende italiane nuove opportunità di business per il mercato algerino» insistono i vertici locali di Stellantis che ripetono «l’incontro non ha nulla a che fare con delocalizzazioni o produzioni realizzate in Algeria per essere esportate in Europa, ma si tratta di un modello di produzione sul mercato algerino per il mercato algerino». I numeri sul tavolo sono chiari, una produzione che punta a 90mila unità tra Doblò e Fiat Grande Panda e una serie di agevolazioni per avviare collaborazioni con partner algerini o programmare insediamenti in loco, per produzioni destinate al mercato domestico.

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«Incontri come questo rafforzano la presenza industriale europea nel mercato africano e costruiscono relazioni di lungo periodo» dice la vicepresidente dell’Unione industriali di Torino, Giorgia Garola , che ribadisce: «Per le imprese torinesi della componentistica presenti, tutte altamente qualificate, è un’opportunità per ampliare il proprio raggio d’azione internazionale e contribuire a percorsi di innovazione tecnologica e sostenibile». Per le imprese del settore, pesano i volumi ipotizzati – 100mila veicoli rappresentano una soglia minima per ipotizzare investimenti in loco – ma anche gli strumenti in campo per favorire insediamenti industriali, in ottica di comprensorio produttivo. «L’iniziativa – sottolinea Edoardo Pavesio, presidente operativo del Gruppo Sila – non rappresenta una sorta di Opa ostile, mi sembra più una opportunità per produrre maggiori volumi che non una iniziativa a rischio delocalizzazione per attività radicate in Italia. Certo, il Continente africano oggi ha 58 auto ogni mille abitanti, mancano infrastrutture di base, ma in futuro potrà rappresentare un mercato in evoluzione».

Il Continente africano dunque potrebbe rappresentare il prossimo step di internazionalizzazione per l’indotto italiano, storicamente al seguito di Fiat, ma certo è necessario fare i conti con le esigenze industriali e occupazionali in Italia. Le preoccupazioni, dunque, non mancano tanto che i sindacati metalmeccanici di Torino hanno manifestato fuori dalla sede dell’Unione industriale e hanno diffuso una lettera aperta per difendere la componentistica Made in Italy. Settore che, come rivela uno studio presentato da PwC Strategy& sui primi 315 operatori italiani, perde nel 2025 il 15% di fatturato rispetto al picco del 2023, con una marginalità in ulteriore contrazione rispetto al 2024. «La perdita di 500 aziende e 35mila posti di lavoro negli ultimi anni – scrivono le segreterie provinciali di Fim, Fiom Uilm, insieme a Fismic, Ugl e Quadri – non è solo una statistica, ma una ferita aperta nel nostro tessuto sociale». In questo scenario, in cui migliaia di lavoratori «vivono nell’incertezza, tra salari ridotti dalla cassa integrazione e la mancanza di un piano industriale di lungo respiro», il rischio conclamato è il declino dell’industria italiana del settore, complice «il progressivo disimpegno di Stellantis». Non possiamo arrenderci a questa visione, dicono i metalmeccanici: «Chiediamo a tutti i soggetti coinvolti un’assunzione di responsabilità: il futuro di Torino si costruisce restando qui, valorizzando il lavoro e restituendo dignità a chi, con fatica, continua a sostenere l’economia di questa provincia».

Stellantis è presente in Algeria con lo stabilimento di Tafraoui, dove si produrranno quest’anno tre modelli, oltre al Doblò van e al modello Panorama si sta preparando la produzione di Fiat Grande Panda, con l’obiettivo di raggiungere le 90mila unità nel 2026. «Abbiamo presentato una serie di opportunità per avviare collaborazioni con i partner algerini su diversi fronti, dalle forniture tecnologiche e dei macchinari, fino alla produzione di componenti e potenzialmente anche la possibilità di investimenti diretti nello sviluppo industriale e nella produzione di componenti sul mercato e per il mercato, destinati dunque alla produzione in Algeria» fa sapere Stellantis, presente con il ceo di Stellantis Algeria Raoui Beji, intervistato dal Sole 24 Ore la settimana scorsa. «Stellantis vende in Algeria quello che produce in Algeria e l’ecosistema industriale che Stellantis intende implementare in Nord Africa non è in competizione con l’ecosistema europeo» rassicurano i vertici locali dell’azienda che punta a rafforzare la sua presenza industriale nel paese nordafricano, per superare un modello basato soltanto sull’assemblaggio dei veicoli e «generare valore localmente, come prevede la regolamentazione algerina».

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