No, l’emergenza c’è ancora soprattutto per la filiera delle Pmi. Con la Scuola Sant’Anna abbiamo fatto un progetto per provare a riconvertire le aziende di accessori metallici, come fibbie e catene, applicando le competenze meccaniche e metallurgiche in altri settori come robotica, nautica, componentistica. Con PwC invece abbiamo lavorato sulla pelletteria: non possiamo perdere queste competenze, i consumi di moda si sono ridotti ma dobbiamo re-ingegnerizzare il distretto.
La Toscana è indietro nell’installazione delle fonti rinnovabili previste entro il 2030 dal Piano nazionale. Come si può accelerare?
Il tema energetico è determinante se vogliamo un territorio industriale. Bisogna avere il coraggio delle scelte. Io dico alla politica: non si può rincorrere sempre il paesaggio. Bisogna lavorare sulle aree idonee alle rinnovabili, nelle quali le procedure saranno semplificate. E poi dovremo ricominciare a parlare di nucleare anche sul nostro territorio.
Guardiamo alla Costa toscana. A Piombino la nuova acciaieria da 3,2 miliardi che dovrebbe essere costruita dagli ucraini di Metinvest è impantanata. Siete preoccupati?
Siamo preoccupati, ma proprio perché ci sono queste difficoltà io dico di supportare chi gli investimenti li vuol fare come Jsw Steel Italy, che a Piombino sta per partire con un intervento che trasformerà l’acciaieria ex Lucchini con l’installazione di una nuova linea di produzione dei binari: è una parte importante della reindustrializzazione della regione.

