Aggiornata più volte e poi rilanciata, la scadenza è stata spostata dal 15 ottobre ad oggi, 8 novembre, proprio per dare più tempo alle realtà che hanno avuto accesso alla dataroom.

Questa volta però il bando si svolge con delle condizioni decisamente diverse. Gli impianti dell’area caldo sono definitivamente spenti, dopo essere rimasti per alcuni giorni in pre-riscaldo, in seguito alla pronuncia della Cassazione. Un fermo che ha rappresentato la piena attuazione rispetto a quanto stabilito dalla Corte d’Appello di Milano.

Ma il futuro dell’ex Ilva si sta tracciando anche sul piano occupazionale. L’azienda ha infatti richiesto una cassa integrazione straordinaria per un massimo di 8.622 lavoratori, dagli attuali 4.450, che è stata oggetto dell’ultimo incontro con i sindacati al ministero del Lavoro. Un tavolo che è stato riaggiornato al prossimo 10 novembre poiché non si è arrivati a un accordo che, secondo Fim, Fiom e Uilm, è ancora lontano in mancanza di “un futuro per riprendere con il lavoro”.

La strada da seguire è quella dell’acciaio green. Lo ha ribadito il presidente della Puglia Antonio Decaro, così come anche il ministro Urso, il quale non ha però nascosto come quella dell’Ilva continui ad essere una “battaglia difficile”. “La magistratura ha scelto di chiudere gli altoforni – ha ricordato – e dobbiamo lavorare sulle prospettive delle tecnologie green, che peraltro sono già realizzate in tutti gli altri stabilimenti siderurgici italiani”.

L’impegno sulle prospettive occupazionali e riguardo la decarbonizzazione è stato confermato dal governo durante l’ultimo tavolo a Palazzo Chigi, anche attraverso il confronto con alcune aziende partecipate e Rheinmetall. Per la richiesta dei sindacati di un cronoprogramma bisogna però attendere ancora. Lo aveva spiegato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, almeno non fino a quando “risulteranno sciolti i fattori di incertezza”.

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