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Home » Bayer riapre la guerra dei brevetti sui vaccini anti Covid: al via le cause contro i Big sulla tecnologia mrna
Salute

Bayer riapre la guerra dei brevetti sui vaccini anti Covid: al via le cause contro i Big sulla tecnologia mrna

Sala StampaDi Sala StampaGennaio 7, 20264 min di lettura
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Bayer riapre la guerra dei brevetti sui vaccini anti Covid: al via le cause contro i Big sulla tecnologia mrna

La guerra globale dei brevetti sui vaccini a mRna entra in una nuova e delicata fase. Bayer ha avviato una raffica di cause legali contro Moderna, Pfizer-BioNTech e Johnson & Johnson, accusandole di aver violato una tecnologia proprietaria sviluppata decenni fa da Monsanto, oggi parte del gruppo tedesco. Una mossa che riaccende il conflitto sulla proprietà intellettuale alla base dei vaccini anti-Covid e che si inserisce in un momento di crisi industriale e finanziaria per il colosso di Leverkusen. Le azioni legali sono state depositate in diversi tribunali federali statunitensi: in Delaware contro Moderna e contro la coppia Pfizer-BioNTech, e nel New Jersey contro Johnson & Johnson. Al centro della disputa c’è una tecnologia brevettata nel 1989 da Monsanto e concessa solo nel 2010, relativa all’ottimizzazione delle sequenze di codoni per migliorare la stabilità dell’mRna e l’efficienza dell’espressione proteica. Secondo Bayer, proprio questa soluzione sarebbe stata utilizzata senza licenza nello sviluppo dei vaccini anti-Covid.

Un brevetto agricolo diventato chiave per i vaccini

Bayer non chiede il ritiro dei vaccini dal mercato, ma punta a un risarcimento economico e a royalties sulle vendite passate e future. Una posta potenzialmente miliardaria, considerando che il solo vaccino Comirnaty di Pfizer-BioNTech ha generato oltre 93 miliardi di dollari di ricavi complessivi dalla sua introduzione. Moderna e BioNTech hanno confermato di essere a conoscenza delle cause, mentre Pfizer e Johnson & Johnson non hanno rilasciato commenti ufficiali. Secondo Bayer, la tecnologia oggi contestata è nata in ambito agricolo per aumentare l’espressione di proteine nelle colture geneticamente modificate, riducendo l’uso di pesticidi. Ma lo stesso problema – l’instabilità dell’mRna – si è rivelato centrale anche nello sviluppo dei vaccini contro il Covid-19. Risolverlo ha consentito di migliorare la risposta immunitaria, rendendo la tecnologia di Monsanto un tassello cruciale, almeno secondo la tesi dell’azienda tedesca. Il caso di Johnson & Johnson, il cui vaccino si basava su un vettore virale e non su mRna puro, non sarebbe un’eccezione: anche in quel processo, sostiene Bayer, la stabilità dell’espressione genetica era un elemento fondamentale.

Le “puntate precedenti”: un contenzioso senza fine

L’offensiva di Bayer si inserisce in una vera e propria guerra di tutti contro tutti nel mondo dei vaccini a mRna. Negli ultimi anni, Pfizer, BioNTech, Moderna, Gsk e CureVac si sono trascinate reciprocamente in tribunale, rivendicando porzioni diverse della piattaforma tecnologica. Nel 2022 Moderna ha fatto causa a Pfizer e BioNTech negli Stati Uniti e in Germania, accusandole di aver copiato elementi chiave della sua tecnologia mRna, dalla modificazione chimica delle molecole alle nanoparticelle lipidiche. Pfizer e BioNTech hanno risposto contestando la validità dei brevetti Moderna e chiedendone l’invalidazione, sostenendo che la rivale stesse tentando di appropriarsi di un intero settore tecnologico. Parallelamente, CureVac – altra biotech tedesca pioniera dell’mRna – ha avviato una lunga battaglia legale contro BioNTech, poi sfociata nel 2025 in un accordo che ha coinvolto anche Gsk. L’intesa ha previsto pagamenti upfront, royalties e licenze incrociate, senza alcuna ammissione di responsabilità, ma ha mostrato quanto il valore dei brevetti sia diventato una leva economica centrale nella fase post-pandemica. Gsk, dal canto suo, ha citato in giudizio sia Pfizer-BioNTech sia Moderna, sostenendo che la tecnologia mRna alla base dei vaccini Covid e Rsv derivi da ricerche acquisite con l’acquisto del business vaccini di Novartis nel 2015. Un intreccio di cause che continua ad allargarsi, mentre il mercato dei vaccini Covid si contrae drasticamente dopo il passaggio dalla fase pandemica a quella endemica.

La causa nella ristrutturazione di Bayer

La mossa legale arriva in un momento estremamente delicato per Bayer. Il gruppo attraversa una fase di ristrutturazione profonda, segnata da perdite pesanti nel 2023 e 2024 e da un’eredità giudiziaria ancora ingombrante legata all’acquisizione di Monsanto e alle cause sul glifosato. Oltre 67.000 procedimenti sono ancora pendenti negli Stati Uniti, nonostante il gruppo abbia già stanziato e pagato più di 10 miliardi di dollari in risarcimenti e transazioni. La divisione Crop Science resta il principale punto critico, mentre la nuova dirigenza tenta di rilanciare il gruppo con tagli ai costi, riorganizzazioni e una strategia più aggressiva sulla valorizzazione della proprietà intellettuale. Sul fronte farmaceutico, l’azienda scommette sulla nuova generazione di medicinali – dal trattamento renale Kerendia al farmaco oncologico Nubeqa – e conta sul recente via libera della Fda al nuovo prodotto per la menopausa, Lynkuet, per rafforzare la crescita futura. Il mercato osserva con attenzione: alcuni risultati trimestrali del 2025 hanno superato le attese, ma il futuro di Bayer resta legato alla capacità di chiudere i grandi contenziosi legali e di trasformare l’innovazione – anche quella nata decenni fa nei laboratori Monsanto – in una fonte di stabilità economica.

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