Il decesso della bambina a Palermo per difterite, la piccola non era vaccinata, ha riacceso le luci su una malattia che da anni non si vedeva in Italia. E mentre si cerca il paziente “zero” per risalire a chi ha infettato la bambina di 4 anni l’Asp di Palermo ha eseguito i tamponi ai componenti della famiglia della bambina e diversi componenti della famiglia della bimba hanno fatto il vaccino esavalente.
La difterite si trasmette con il contatto diretto tra gli esseri umani (o più raramente con oggetti contaminati dalle stesse secrezioni) ed è fondamentale avere adeguata copertura vaccinale, con adeguati livelli anticorpali. Il che significa non solo fare la prima dose vaccinale in età infantile ma anche fare i necessari richiami nel corso del tempo. I rischi legati alla difterite non possono essere considerati remoti anche in Italia visto che in molte aree del mondo compresa l’Italia le coperture del vaccino – la soglia di sicurezza per l’Oms è il 95% – non sono adeguate o addirittura sono inesistenti e i patogeni possono facilmente viaggiare con le persone. In Italia la copertura nel 2024 era del 94,4%, ma con differenze regionali visto che in Sicilia che ha il dato peggiore si attestava invece all‘85,1 per cento.
Cos’è la difterite e come si diffonde
“La difterite è un’infezione molto contagiosa causata dal batterio Corynebacterium diphtheriae e, in misura molto minore, da Corynebacterium ulcerans. Pur localizzandosi nel naso, nelle tonsille, nell’ugola, l’infezione può diventare potenzialmente mortale a causa della tossina difterica che i batteri producono e che si diffonde, attraverso il sangue, in tutto l’organismo provocando gravi danni a organi vitali. Mentre i batteri rimangono localizzati nella sede dell’infezione, la tossina difterica che producono si diffonde, attraverso il sangue, in tutto l’organismo provocando gravi lesioni al cuore, al fegato, ai reni, alle ghiandole surrenali e al sistema nervoso periferico. Anche se l’infezione viene curata, i danni provocati al cuore possono essere causa di morte”, a spiegarlo è l’Iss, l’Istituto superiore di sanità, in una pagina di Faq a cura del Dipartimento di Malattie Infettive.
Quali sono i sintomi?
I sintomi della difterite in genere si manifestano da 2 a 5 giorni dopo l’infezione e possono includere: membrana grigio biancastra che copre la gola e le tonsille (pseudomembrane); mal di gola; raucedine ghiandole gonfie (linfonodi ingrossati) nel collo: difficoltà nella respirazione e respiro accelerato; secrezione dal naso febbre e brividi; grave stato di stanchezza generale. In alcune persone l’infezione può manifestarsi con disturbi lievi o addirittura assenti. Queste persone, inconsapevoli del loro stato di salute, sono ‘portatrici sane’ e, al pari delle persone ammalate, possono diffondere l’infezione.
Chi è più a rischio?
Le persone a maggior rischio di contrarre la difterite sono: bambini e adulti non vaccinati o che non abbiano vaccinazioni aggiornate persone non vaccinate in viaggio in zone in cui la difterite è endemica, ad esempio Sud-Est asiatico, Africa, Brasile. In Italia e in Europa in generale, i casi di difterite sono molto rari. La difterite è prevenibile con un vaccino, sicuro ed efficace. Il calendario vaccinale prevede la vaccinazione dei bambini nel primo anno di vita (ciclo di base a 3 dosi), utilizzando un vaccino combinato anche contro tetano e pertosse (DTaP pediatrico) e somministrato assieme a quelli contro l’epatite B, l’Haemophylus influenzae di tipo b, la polio (vaccino esavalente). È previsto un richiamo nel sesto e nel dodicesimo anno di vita. Successivamente è raccomandato un richiamo ogni 10 anni con la formulazione trivalente antidifterica, antitetanica, antipertosse per adulti (dTap). La vaccinazione dTap è raccomandata alle donne ad ogni gravidanza, anche se sono state già vaccinate o sono in regola con i richiami decennali.

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