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Birra, ecco come potrebbero cambiare le regole per produrla

Sala StampaDi Sala StampaAgosto 1, 20263 min di lettura
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Birra, ecco come potrebbero cambiare le regole per produrla

Nel merito Unionbirrai ha le idee chiare, dato che il confronto con gli interlocutori ministeriali è stato serrato non da ora, ma negli ultimi otto anni. «La normativa attuale – chiarisce Vittorio Ferraris, presidente Unionbirrai – è costruita su un modello di birra che “non esiste più”: quella degli anni Sessanta, bionda, limpida, stabile, con caratteristiche standard molto precise. Oggi la produzione brassicola, soprattutto artigianale, è completamente diversa, anche perché la definizione stessa esclude microfiltrazione e pastorizzazione, portando naturalmente a prodotti con caratteristiche differenti».

Tra acidità e invecchiamenti

I parametri su cui intervenire, secondo l’associazione, sono dunque chiari. «Il primo è l’acidità – chiosa Ferraris perché l’innovazione ha introdotto l’utilizzo di materie prime alternative, come la frutta o il mosto di vino, portando in dote livelli di acidità più elevati e quindi un ph più basso rispetto a quanto previsto dalla normativa attuale».

Lo stesso vale per le pratiche di affinamento e invecchiamento in botte, «che sono comunque prodotti stabili, controllati e sicuri, ma fuori dai parametri fissati sessant’anni fa», e per la gasatura con CO2 determinata dalla normativa, quando si producono anche birre con carbonazione più bassa, influenzate da stili internazionali come quelli anglosassoni. C’è poi la limpidezza, che certamente non è il tratto peculiare nelle birre artigianali, spesso non filtrate o realizzate con un uso importante di luppolo, per cui «oggi è normale avere birre opalescenti o velate».

A questi “aggiornamenti” necessari per il mutamento dell’identità stessa del prodotto brassicolo italiano, si aggiunge un nodo strutturale che sembra un paradosso. Da tempo si chiede infatti una armonizzazione europea, perché «in Italia abbiamo parametri più restrittivi rispetto ad altri Paesi – rimarca Ferraris – ma allo stesso tempo consentiamo la libera circolazione di prodotti esteri che non rispettano questi limiti. Questo crea una evidente disparità competitiva per i produttori italiani”. Né si tratta di un’esigenza del solo mondo artigianale: anche il comparto industriale è interessato, come dimostrano radler, birre aromatizzate agli agrumi o blanche, che per loro natura presentano livelli di acidità o torbidità superiori ai limiti attuali. Per questo «è necessario un lavoro di aggiornamento complessivo: tutto il comparto brassicolo deve muoversi per arrivare a una norma che sia finalmente coerente con la realtà produttiva contemporanea».

Legge organica anche per low e no alcol?

Tra i dossier c’è anche quello delle birre low e no alcol: le definizioni sono ancora disomogenee a livello europeo, ma in Italia sono ancorate a un impianto normativo degli anni Sessanta, mentre il segmento cresce trainato da nuove abitudini di consumo.

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